Armani vende, anzi no. Per il re della moda ecco il giorno del giallo

Da una battuta nasce un equivoco sulla cessione dell’impero, poi lo stilista chiarisce. L’azienda vale cinque miliardi di euro

«No, quell’intervista non è da lui. Non è il suo stile. E ci sono altri elementi che non tornano». Per Carlo Pambianco, uno che conosce a fondo sia «Re Giorgio» sia l’intero settore moda, di cui accompagna da decenni le aziende nella crescita, la secca smentita di Giorgio Armani alla notizia di un’imminente vendita dell’omonima maison è a rigor di logica l’unica cosa autenticamente vera in questo giallo che ha animato le sfilate milanesi. «Il Gruppo Armani non è in vendita, la mia era stata una battuta, evidentemente equivocata», ha tagliato infatti corto lo stilista.
Eppure giallo è stato. Giallo appassionante per la notorietà del protagonista principale quanto eccitante per l’ambiente ad alta densità di bellezze muliebri che gli ha fatto da sfondo. Giallo anche internazionale, dal momento che la notizia della possibile abdicazione di Armani, con la vendita a un colosso della cosmesi come l’Oreal, almeno così l’ha data il sito del quotidiano tedesco Handelsblatt con un titolo oggettivamente "furbo" - «Armani prova a vendere il suo impero» - ha fatto in un attimo il giro del mondo. E, smentite o no, continua a girare. Di certo a far parlare.
A sentire gli addetti ai lavori, però, la sensazione è che si sia trattato piuttosto di una bufala mediatica da manuale. Iniziata come un’innocente palla di neve che poi, passando di bocca in bocca e di penna in penna, ha finito col deformarsi e l’ingigantirsi, finendo per assumere le devastanti dimensioni di una valanga. Sarebbe stato cioè il giornalista «di Germania» a non cogliere la sfumatura ironica - e questo potrebbe starci - contenuta nella riposta di Armani. Il quale, sollecitato su una sua intenzione a vendere all’Oréal, avrebbe risposto: «L’Oréal potrebbe essere un partner, ma se qualcun altro offrisse di più, anche questo verrà preso in considerazione».
Ma sono proprio queste parole, e altro, a non convincere un esperto come Pambianco. «Mi è parsa subito una cosa forzata, montata ad arte - spiega il consulente -. Credetemi, non è da Armani esprimersi in termini del tipo "a chi offre di più", roba da mercato delle vacche. Non è da lui specie su una cosa così importante come il futuro del gruppo che ha fondato e fatto crescere in trent’anni. E poi, per una cosa di tale portata avrebbe dato un’intervista un giornale italiano, o al New York Times. Non l’avrebbe certo mai liquidata con una battuta data al volo. Certo, la vendita rimane un’ipotesi. Ma l’altra, a cui credo di più, è la quotazione in Borsa». Quanto alla valutazione del gruppo, 5 miliardi euro, fatta sempre dal giornale tedesco, Pambianco giudica anche quella «un po’ tirata». Cifre alla mano, usando i moltiplicatori finanziari del caso, lui la vede «più verosimile» attorno ai 4 miliardi.
Quanto all’Oréal, storico partner nella cosmesi dello stilista italiano, al momento l’ultima e unica parola sull’argomento rimane quella data giorni fa, proprio al Giornale, dal numero uno del gigante francese, Jean Paul Agon. Il direttore Comunicazione della filiale italiana del gruppo, Filippo De Caterina, conferma: «Non commentiamo indiscrezioni stampa, non è la nostra politica. Su questo si è espresso molto chiaramente il nostro amministratore delegato». Che si era infatti limitato a dire: «Un’intesa con Giorgio Armani? Non escludo nulla». Anche quella, se vogliamo, una battuta. Ma di cui in Italia (e non solo) tutti hanno afferrato subito e appieno il senso: quello di un «mai dire mai» che del resto è regola aurea nel mondo degli affari.