Armata di pennello contro la tortura

Umiliazione, degradazione, sofferenza. Racchiuse in queste tre parole le sensazioni, le emozioni, che si provano di fronte ai lavori di Susan Crile. Ventinove dipinti per denunciare la tortura nel mondo. L’artista americana ha voluto inaugurare questa mostra dal titolo Abu Ghraib. Abuso di potere, presso le sale superiori del Museo di Roma in Trastevere proprio lo scorso 26 giugno, Giornata Internazionale contro la Tortura. La mostra racconta con pennellate lievi e mai definite, momenti di straordinaria sofferenza. La Crile ha voluto riecheggiare nelle sue tele le manifeste sensazioni di disagio facilmente individuabili nelle numerose fotografie pervenute dalla prigione di Abu Ghraib. Un corridoio di dipinti, di tele bianche nelle quali il bianco della canapa va a scontrarsi con il bianco dei corpi dei condannati, quasi a voler far scomparire quelle figure umane, che di umano non possiedono più nulla, nemmeno la speranza di sopravvivere. L’artista rende pittoricamente in maniera diversa i detenuti dalle guardie. Una distinzione netta, eterei gli uni, massicci e prepotenti gli altri. Quasi a voler sottolineare uno scambio di personalità. Non sono più i prigionieri i detentori del male, ma piuttosto le guardie le quali, nel voler torturare i detenuti, li fanno assurgere, loro malgrado, a testimoni dell’ingiustizia. La mostra è un vero colpo al cuore, e vedere certe immagini obbliga a riflessioni che vanno al di là di ogni valore politico, lasciando invece spazio alla pietà umana e cristiana. Ed è proprio una associazione di cristiani, la Acat che ha voluto collaborare intensamente a questo progetto e che da anni si batte per l’abolizione della tortura in tutto il mondo.