Armentario

La di solito bene informata Bibliotheca Sanctorum (Città Nuova) così esordisce a proposito di questo santo, che fu vescovo di Pavia: «Pochissime sono le notizie che abbiamo su questo vescovo in quanto la sua Vita è andata perduta». È la croce sempre incombente sul compilatore di questa rubrica: ci sono santi di cui si sa pochissimo o nulla, e altri che, al contrario, riempiono volumi. Il rischio è quello di ritrovarsi a parlare sempre degli stessi. Tedio a parte, si impone una questione di giustizia. Che colpa ha, infatti, s. Armentario se la sua biografia è andata smarrita? Vediamo dunque di barcamenarci con quel poco che abbiamo. Pare che sia succeduto al vescovo Gregorio sulla cattedra di Pavia e che il suo episcopato sia durato una dozzina d’anni. Ma sappiamo solo quando fu eletto Gregorio: nel 708. L’elezione di Armentario sollevò un problema procedurale, in quanto era stata favorita da Liutprando, re dei longobardi, praticamente scavalcando Benedetto, arcivescovo di Milano. A quel tempo, infatti, i vescovi di Pavia venivano consacrati, per consuetudine canonica, da quelli di Milano. La questione fu portata al giudizio del papa, il quale troncò la discussione procedendo personalmente alla consacrazione di Armentario. Liutprando doveva avere molto caro il santo di oggi, tant’è che gli fece omaggio di una reliquia straordinaria: il corpo di s. Agostino, traslato da Genova nella cattedrale di Pavia e ricevuto in pompa magna da Armentario. Non sappiamo nemmeno quando morì quest’ultimo; solo, dovette essere dopo il 731, agli inizi del pontificato di papa Gregorio II.