Armi chimiche e atomiche, c’è accordo tra Siria e Iran

Dalle parole a fatti così gravi, che un ministro in Israele risponde lanciando addirittura l’idea di un governo di unità nazionale. Come si ricorderà il presidente iraniano Ahmadinejad in visita a Damasco giovedì, dove ha incontrato il presidente Bashar Assad, il leader degli hezbollah Hassan Nasrallah e Khaled Mashaal, oltre ad alcuni altri gruppi terroristi minori, aveva detto: «Speriamo che la temperatura calda dell’estate coincida con una vittoria dei popoli della regione, e che i nemici nella regione verranno sconfitti». Cioè, aveva annunciato una nuova guerra contro Israele. Una minaccia circostanziata che ricorda quelle alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni da parte di egiziani e siriani.
Se qualcuno in Occidente ha pensato che si sia trattato di rodomontate può cambiare idea se sono esatte le odierne informazioni: il giornale libanese che esce in arabo a Londra, Asharq al Awsat, riportando una fonte iraniana racconta che l’Iran finanzierà con un miliardo di dollari l’acquisto da parte della Siria di armi russe e nordcoreane, fra cui 400 carri armati avanzati T-72, 18 Mig russi (aerei da combattimento) 31s, e otto elicotteri M-8, oltre ad altro equipaggiamento militare. In più, l’Iran aiuterà la Siria a costruire fabbriche di missili a media gittata, e le fornirà carri armati costruiti in Iran e veicoli corazzati. La marina siriana sarà riarmata con missili cinesi C 801 e C 802, attualmente costruiti in Iran. Ahmadinejad si è anche impegnato ad aiutare la Siria a perseguire la realizzazione di armi atomiche e chimiche. In più l’Iran ha promesso a Bashar Assad di aiutarlo a rovesciare il primo ministro libanese Fuad Siniora così da ristabilire l’influenza siriana.
Assad, da parte sua, dopo aver sollevato grande attenzione internazionale sulle sue supposte profferte di pace a Israele, di fatto, secondo il giornale arabo, ha promesso in cambio di non entrare in negoziati di alcun genere con Israele. Una promessa strategica, indispensabile per Ahmadinejad che ha bisogno della Siria nella costruzione di una grande forza egemonica che acquista dimensioni sempre più impressionanti.
L’Iran sta perfezionando molto rapidamente un progetto a largo raggio: è dei giorni scorsi la rivendicazione di una sua legittima egemonia sul Golfo e in particolare sul Bahrein. È inoltre uscita in questi giorni una bozza della relazione periodica dell’intelligence americana, intitolata «La minaccia terroristica agli Stati Uniti», che sostiene che una parte della leadership di Al Qaida, nonostante la sua appartenenza sunnita, operi in Iran. Tre importanti leader di Al Qaida vi sarebbero basati, fra cui il figlio di Bin Laden, Saad, occupandosi soprattutto di costruire il terrorismo all’opera in Irak. Questa e molte altre informazioni sono state riportate dal quotidiano americano New York Sun il 17 di questo mese; ma giorno dopo giorno la decisa ambizione iraniana di creare una situazione di terremoto continuo e anche di frustrazione per chi cerca una strada per pacificare il Medio Oriente, si arricchisce di nuovi anelli della catena egemonica dell’Iran sul Medio Oriente.
Israele, da tempo sul chi vive e preoccupato per la possibilità di una guerra d’estate, ieri ha reagito con energia. Il ministro per gli Affari strategici Avigdor Lieberman ha detto addirittura che «poiché la minaccia iraniana va oltre ogni argomento politico, chiamo il governo e il capo dell’opposizione Netanyahu a riconsiderare la possibilità di un governo di unità nazionale». Iniziativa da tempo di guerra. Un allarme politico così acuto è tuttavia condiviso anche dal capo della commissione Esteri e sicurezza della Knesset, Tzachi Hanegbi: «L’Iran - ha detto - è un pericolo sempre più grande non solo per Israele, ma per la stabilità della regione». E pure dall’ufficio del Primo Ministro che dice di restare «volto verso la pace» si esprime delusione per la natura incerta e insieme radicale di Assad. In una parola: mentre con il rilascio dei prigionieri e con la previsione del summit di autunno Israele e il mondo moderato cercano la pace, alcuni folli giocano, nel caldo estivo, con un grande fuoco. Vedremo Tony Blair, in arrivo in Medio Oriente, alla prova sin dal giorno del suo debutto.