Le armi dell’ironia contro il potere dei luoghi comuni

Caustica, combattiva e malinconica nel suo ruolo di madre frustrata, Grazia Scuccimarra, oltre trent’anni di carriera teatrale alle spalle, prosegue con foga e passione la sua personale battaglia contro i luoghi comuni e le storture del nostro tempo. Ma no, ma su, ma dai, ma non ci posso credere!, il nuovo spettacolo in scena al teatro dei Satiri fino al 24 febbraio, è un gustoso viaggio nel malessere sociale e psicologico della nostra civiltà ingrandito sotto la lente di una comicità irriverente e senza pregiudizi. Partendo da lontano e facendo sfoggio di vecchie autocitazioni, l’attrice abruzzese, che inizia il suo veemente monologo china sul water di scena con una pezza in mano passa in rassegna degrado ambientale e politica («Mi ha rovinato gli ultimi sprazzi di sentimentalismo, a me nessuno può chiamarmi tesoretto»), piccola borghesia intellettuale e famiglia («Mio marito ha inventato una nuova corrente di pensiero: il cupismo!»), moderno precariato, pubblicità demenziali e lavori atipici in un trionfo del peggio nel quale si è costretti a specchiarsi. Si ride e ci s’interroga così con la presunta evoluzione femminile, con lo sfrenato consumismo, col bifidus della Marcuzzi, con la sospetta timidezza di certe pornostar («Gli spermatozoi oggi hanno il navigatore!»), con la confusione dei ruoli, con i genitori indaffarati e distratti, col matrimonio («Per molti è stato una crociera, per me una crociata») e con l’invadenza tecnologica («Io non so aprire una mail ma a casa mia c’è chi non apre l’armadio»). Travolgente, sincera e mai banale, la Scuccimarra abbatte con la sua contagiosa effervescenza la quarta parete dimostrando in scena l’arte dell’indignazione con mestiere, talento e tempi comici perfetti. Una rarità di questi tempi.