Armi e droga: 11 arresti a Forte Prenestino

Alessia Marani

Assalto a «Forte Prenestino». Arrestati nove marocchini, un polacco e un’italiana, denunciate altre sei persone. Le accuse vanno dal favoreggiamento all’immigrazione clandestina, alla detenzione e spaccio di stupefacenti, fino al tentato omicidio (per cinque dei nordafricani) relativo a tre diversi episodi. Per la prima volta polizia e vigili urbani hanno «violato» l’enclave autogestita di Centocelle, l’ex fortezza ottocentesca costruita dai Savoia a difesa della città, abbandonata dopo il fascismo e «okkupata» dall’86. «In realtà - come spiega Federico Gazzellone, dirigente del commissariato Prenestino - l’incursione ha riguardato un’area dei circa 12 ettari di terreno che stanno attorno al corpo centrale e alla torretta, quella concentrata tra via delle Palme, via Chiovenda e via Romualdo Pirotta. Non c’è collegamento diretto o concorso di reato tra gli arrestati e i ragazzi del centro sociale». Sarà. Di certo è che, nella zona, i residenti non hanno voluto perdersi nemmeno un minuto dell’insolito «show»: poliziotti calati con delle funi in un fossato profondo fino a 10 metri, agenti e «pizzardoni» (quelli del VII e VIII Gruppo) sguinzagliati fra i cunicoli sotterranei della fortezza a bloccare eventuali fuggitivi. L’obbiettivo? Recuperare armi e droga nascosti dalla rete di pusher nelle cavità oscurate da una fitta vegetazione di quello che ora i cittadini si augurino torni a essere un parco comunale. Un’autentica santabarbara quella scovata tra sterpi e rifiuti: una Beretta calibro 12 con trenta cartucce, una pistola a replica uguale a quella in dotazione alle forze dell’ordine, due spade di lunghe dimensioni, altre di vario, tipo, coltellacci e mannaie a iosa. Il tutto «condito» da circa 8 chili di hashish di ottima qualità. Un giro d’affari particolarmente redditizio (nel corso dell’operazione sono stati trovati 70mila euro in contanti) per i nove, capeggiati da Bouchaib E., meglio conosciuto come Boush, di 32 anni, già finito in galera a inizio indagini. Il marocchino, sebbene rinchiuso a Regina Coeli, riusciva comunque a mantenere le relazioni e a impartire ordini al suo clan. Come quello per cui i «suoi» all’inizio dell’estate per poco non ammazzavano un «traditore» tenendolo a forza in tre su una panchina mentre un altro con una bottiglia rotta gli recideva la gola. Oppure quando un’altra persona è stata aggredita con un pitbull e poi colpita alla testa con una mannaia. O ancora, quando un altro giovane accerchiato dal «branco» armato di spade e coltelli, è riuscito per miracolo a salvare la pelle. Ben organizzati, protetti e spietati: agli undici (di cui un polacco di 24 anni e una ragazza sarda di 31) la «roba» su piazza arrivava percorrendo la rotta Gibilterra-Spagna, quindi approdava alla Città Eterna lungo la direttrice Milano-Firenze-Roma su furgoni dotati di doppifondi. Per lo smercio al minuto, la rete, secondo i sostituti procuratori titolari dell’indagine, Caputo e Lasperanza, si serviva anche di ragazzine del posto di 14 e 15 anni. Laconico un comunicato del Forte okkupato: «Il centro sociale è estraneo all’attività di spaccio attorno al parco, contrastata dagli stessi occupanti a rischio della propria incolumità». Loro, quelli della «Sagra della marijuana», la festa della ganja autoprodotta, che attira migliaia di consumatori ogni anno, incalzano: «Con la stessa forza in nome dell’antiproibizionismo ribadiamo la nostra estraneità a qualunque tipo di operazione di polizia».
(Ha collaborato Emilio Orlando)