Armi a quattro ruote

Occorrerebbero cuore di pietra e testa di piombo per reggere all’incalzare delle notizie che ci raccontano come le strade dello svago e del lavoro siano ormai diventate, in più punti, piste insanguinate. Col politichese corrente si parla di «emergenza», ma questo termine non spiega l’angoscia che coglie le famiglie delle vittime, le comunità ferite, tutti i cittadini che domenica ascoltano i bollettini di guerra del fine settimana, esemplificazione atroce di un continuo oltraggio della vita. Venerdì sera tre bambini sono stati uccisi, tra Salerno e Caserta, da un giovane che, se pure non era ubriaco, era in preda all’ebbrezza della velocità, a 180 all’ora, pare. E che non ha fatto nemmeno un’ora di carcere, aspetterà libero il processo per omicidio colposo, poi si vedrà.
In Campania in 24 ore sulle strade sono morte 6 persone, tutti giovani. L’altra notte, poi, un’intollerabile uccisione a Pinerolo: una ragazza di 17 anni è stata falciata, all’uscita da una discoteca, dall’auto di un giovane ubriaco che procedeva a velocità folle. L’investitore è stato sottratto a stento dai carabinieri a un gruppo di persone che tentavano di linciarlo. Mai e poi mai bisogna cedere al richiamo torbido della «legge di Lynch», ma l’episodio testimonia quanto certi fatti turbino il comune sentire, come eccitino una rabbia sorda che nasce dalla paura, cattiva consigliera.
Basta, le stragi sulle strade non sono disgrazie alle quali ci si debba rassegnare. Gli esperti sanno che all’origine della maggior parte degli incidenti mortali ci sono l’alcol (o lo stato di alterata sensibilità provocato da stupefacenti) e la velocità eccessiva. Quando ci si mette alla guida in certe condizioni, si rivela consapevole disprezzo della vita, di quella propria e di quella degli altri. Di fronte all’ampiezza del fenomeno non è più possibile considerare questi comportamenti come trascurabili reati minori, che, quando non ci scappa il morto, si risolvono in via amministrativa. Non ci possiamo più permettere forme di lassismo accidioso per chi usa l’auto – ormai sono tutte capaci di prestazioni elevate – come un mitragliatore o una pistola.
È apprezzabile, quindi, che il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, abbia predisposto un disegno di legge con il quale si inaspriscono le sanzioni per le infrazioni più gravi al codice della strada e si dispone l’arresto obbligatorio per incidenti come quello di Caserta.
Il ministro ha anche annunciato che saranno intensificati i controlli, che insomma certe verifiche sulla sobrietà degli automobilisti saranno fatte prima e non dopo gli scontri mortali. Bene, i governanti, infatti, dovrebbero sapere che il solo inasprimento delle pene, la politica delle «gride», non ha alcun effetto se non si creano le condizioni necessarie perché le leggi siano rispettate. Il numero dei controlli effettuati in Italia è molto basso rispetto a quelli eseguiti negli altri Paesi europei, che da molti anni hanno deciso di rendere la vita impossibile ai guidatori ubriachi o impasticcati. Quand’anche li raddoppiassimo continueremmo ad essere parecchio al di sotto degli standard Ue. Ma siamo in condizione di raddoppiarli? Per le forze dell’ordine sono stati ridotti organici e fondi, e la maggior parte degli automezzi in servizio hanno un’anzianità che avrebbe dovuto consigliarne la rottamazione da un bel po’. Tutto il sistema della pubblica sicurezza è in affanno, grazie anche alla finanziaria.
Gli annunci sulla severità prossima ventura non bastano, gli sciagurati che guidano ebbri d’alcol o di velocità devono avvertire fisicamente – grazie ai posti di blocco e ai controlli all’uscita da locali e discoteche – che l’epoca della tolleranza è finita, non c’è più licenza d’uccidere per chi pratica la roulette russa col turbo.
Salvatore Scarpino