Armstrong, l'ok del Tour de France: "Ma nessuno sconto sul doping"

Il direttore della Grande Boucle dopo l'annuncio del texano di voler puntare alla maglia gialla nel 2009 dopo tre anni di attività: "Potrà partecipare, se rispetterà le regole della lotta al doping"

Washington - L'avance l'aveva fatta lui. Lance Armstrong ieri ha annunciato di voler tornare a correre nel 2009 per cogliere il suo ottavo successo al Tour de France. E la Grande Boucle, sedotta e abbandonata dall'uomo capace di vincere il cancro e poi tanti Tour quanti nessun altro mai, lo accoglie a braccia a aperte. Il direttore della corsa francese, Christian Prudhomme, ha annunciato che il "cannibale" texano potrà partecipare alla prossima edizione della Grande Boucle. Poi l'avviso: "Se rispetterà le regole della lotta al doping". Armstrong, nel corso delle sue sette vittorie consecutive, è sempre stato al centro di rumors che lo volevano dopato. "I sospetti hanno accompagnato le sue vittorie dal 1999" chiarisce il direttore di corsa. Gli esami, però, hanno dato sempre ragione al ciclista. Tranne qualche controllo effettuato con tecniche moderne su campioni di urina di passate edizioni. E infatti Prudhomme insinua: "Armstrong e il suo team dovranno seguire tutte le regole di oggi che sono molto più severe di prima" aggiungendo che il texano sarà trattato come ogni altro ciclista. Il direttore del Tour vede la decisione del 37enne di ritornare alla competizioni "come una sfida. Ci sono stati pochi atleti che sono riusciti a ritornare, come Michael Jordan. È una vera sfida tornare dopo tre anni anche se recentemente ha chiuso 12esimo una corsa. In più ha la sua età, avrà 37 anni tra una settimana, ma si può sempre dire che Raymond Poulidor arrivò 12mo al Tour a 38 anni (nel 1974) e terzo all’età di 40. Siamo a metà settembre e dovrà passarne di acqua sotto i ponti da qui alla partenza della prossima edizione del Tour a Monaco".

Il ritorno Ieri era stato il portavoce del ciclista texano, Mark Higgins, ad annunciare l'assalto all'ottava vittoria sui Campi Elisi del campione del mondo su strada nel 1993, a Oslo. Il texano, che compirà 37 anni il prossimo 18 settembre, aveva smesso di pedalare tre anni fa, il giorno dopo avere posto il suo settimo sigillo sulla Grande Boucle. Unico nella storia. "Sono felice di annunciare che ho deciso di tornare al ciclismo professionistico, lo faccio perché sto cercando di alzare la soglia di attenzione nella battaglia contro il cancro". Un male, questo, che lo aveva aggredito, mettendo a rischio vita e carriera di uno dei più grandi atleti della storia dello sport. Il texano esordì nel ’92 al Giro della Galizia, dove vinse una tappa, l’anno dopo conquistò a sorpresa un Mondiale su strada, in un pomeriggio di freddo e pioggia a Oslo, battendo mostri sacri del calibro di Miguel Indurain, a quel tempo re indiscusso delle corse a tappe e in particolare delle sfide a cronometro.

Il cancro La scalata dell’erede di Greg Lemond patisce un brusco rallentamento, fino allo stop. Nel 1996 Armstrong annuncia di soffrire di un cancro ai testicoli, la sua pubblica confessione scuote il mondo dello sport. Due anni dopo, il corridore a stelle e strisce "resuscita" e torna alle corse, vincendo il Giro del Lussemburgo. Ancora un anno e indossa la maglia gialla al Tour, rivaleggiando con un Pantani vicino al declino, ma ancora in grado di tenergli testa magnificament in una tappa con arrivo sul leggendario Mont Ventoux.

La battaglia Adesso Armstrong torna in gara per proseguire la propria lotta contro il male del terzo millennio. "Nel 2008 sono morte a causa del cancro circa 8 milioni di persone - ha spiegato il corridore prima della Us Postal e poi della Discovery Channel - è arrivato il momento di combattere e sconfiggere questa malattia". A questo punto rimarrà da stabilire con quale maglia correrà l’anno prossimo. L’Astana smentisce di volerlo accogliere, ma il suo pigmalione Johan Bruyneel (ora ds dei kazakhi) farebbe carte false pur di averlo in squadra, con la sua voglia di vincere, la sua classe e la sua straordinaria esperienza.