Armstrong: «Mi alleno per il Giro»

Nella Sanremo dei centodue anni che festeggia le Cento edizioni i numeri hanno il loro significato. Quindi sette le Sanremo corse. Sette anni dall'ultima partecipazione. Sette Tour vinti, sette vite come i gatti, anche se per Lance Armstrong questa Sanremo altro non è che lo spartiacque tra un prima e un dopo. Tra il primo Armstrong e quello che oggi si rituffa nel ciclismo che conta.
Sette per te, che non è solo un gioco di parole, ma fa pur sempre 21, come il numero che oggi porterà sulla maglietta. Sette compagni di squadra che lo scorteranno in Riviera, e lui che dovrà sudare le cosiddette sette camicie per verificare la sua condizione, prima del Giro, prima del Tour, prima di fare brutte figure.
Per il suo primo incontro con la stampa europea, se si esclude il ritiro di Tenerife, sceglie il Castello Sforzesco: arriva scortato come un capo di stato.
«La Sanremo rappresenta un pezzo di storia del ciclismo, sono felice di essere qui perché si respira l’atmosfera delle grandi classiche europee. Sarà anche un’occasione per capire a che punto è la mia condizione. Vincere? Non ha grande importanza di come finirò la gara», dice il texano che si presenta in borghese: jeans, camicia scura, golfino grigio, scarpe da jogging.
Per Armstrong sarà la prima corsa europea dopo il Down Under, in Australia, e il Giro di California. «Mi sono dimenticato dell’atmosfera che si respira in Europa. Come del resto è stato in Australia, dove non conoscevo il 50% dei corridori... Sarà un po’ come ricominciare da zero. La Milano-Sanremo è una corsa impegnativa, sarà sicuramente veloce. Però non dimenticatelo, sono un corridore: se fossi nella posizione giusta per farlo, attaccherei».
Parla di Contador «è giovane, esuberante, fa qualche errore ma è il più bravo di tutti». Parla dei continui controlli a sorpresa: «Ventiquattro da inizio anno: lo sapevo. L’avevo messo in conto, non ho nulla da nascondere, anche se ogni tanto è dura». Parla del Giro e del Tour: «Entrambi sono importanti, non ho mai corso il Giro ed è un onore esserci nell’edizione del Centenario. Io rispetto profondamente questa corsa. Il Tour? Non si può negare, è una corsa che mi ha cambiato la vita...». Sui suoi programmi. «Non ho ancora deciso se correrò il Giro del Trentino. Le tappe del Giro forse le vedrò prima della corsa rosa, per ora ho solo visionato la crono delle Cinque Terre: tappa epica. Di sicuro sarò la prossima settimana con l’Astana al Castilla y Leon».
Parla della sua Fondazione e della lotta al cancro, vera mission del texano: «Prima della corsa rosa vedrò Berlusconi». Si sbilancia nel pronostico. «Uno dei miei problemi è che nel gruppo conosco pochi corridori, però vedo bene Boonen, Petacchi, Hushovd, O’Grady». Non nomina Bennati, forse non lo conosce: per il velocista aretino un’occasione ghiotta per presentarsi al mondo.