Arnolfo di Cambio «padre» di tutti i presepi

Silvia Castello

Sarà inaugurato oggi da monsignor Jagosz - camerlengo della basilica di Santa Maria Maggiore - il capolavoro realizzato da Arnolfo di Cambio nel 1289 rappresentante la Natività di Gesù. Si tratta del presepe più antico al mondo, realizzato con lo scopo di rinnovare il culto alla «Santa Culla della Mangiatoia» conservata ancora oggi nella Basilica liberiana, per volontà di papa Niccolò IV, primo francescano a salire sul soglio di Pietro e devoto al culto della Natività insegnato da Francesco d’Assisi al suo ritorno da Betlemme.
L’opera, torna a essere visibile al pubblico dopo l’importante intervento di restauro affidato a Giuseppe Mantella e Tuccio Sante Guido. Il progetto ha previsto, oltre alle necessarie operazioni di restauro, uno studio storico artistico e tecnico esecutivo, un’inedita e completa campagna fotografica e grafica, oltre ad una serie d'indagini scientifiche sulla policromia superstite. In attesa dell’ultimazione dei lavori della Cappella Sistina in S. Maria Maggiore prevista per il 2008, il presepe verrà collocato nel museo della basilica.
Arnolfo di Cambio fu la personalità più adatta, grazie alle sue capacità senza pari, a interpretare il «disegno francescano» di un Presepe che rappresentasse per mezzo di statue la Nascita di Gesù. «Le 8 figure: Maria con il bambino Gesù, Giuseppe, i tre Re Magi, il bue e l’asinello che misurano ciascuna tra i 50 e gli 80 cm in altezza, interagiscono nello spazio quasi fossero scolpite a tutto tondo, anche se in molti casi sono solo ottenute in altorilievo su fondi marmorei dipinti - spiega la direttrice del museo Patrizia Riccitelli - infatti le statue rispondono sempre al criterio di "visibilità", cioè vengono realizzate solo nelle parti che risultano visibili».
Sono questi i criteri che caratterizzano la realizzazione del primo Presepe romano, creando in tal modo ciò che ha reso geniale questo famoso gruppo scultoreo, e cioè una chiave di lettura mirante a un coinvolgimento del visitatore che entrando nell’ambiente espositivo, viene a far parte dell’intera scena.
Tra gli innumerevoli presepi capitolini che si sono succeduti nei secoli a partire dal Medioevo, molti erano anche quelli popolari che sfruttavano invece la visione di spazi naturali come sfondo. Questo suggestivo sistema (montato a teatrino), permetteva un miglioramento della prospettiva sfruttando il paesaggio naturale che all'epoca, essendo l'area fabbricata romana molto ristretta, aveva ampissimi spazi verdi tra boschi, campagne e parchi.
Uno di questi presepi era quello di Giuseppe Forti, gestore della Torre degli Anguillara in Trastevere; la sua realizzazione consisteva nel mettere un grosso tavolato che permetteva di allargare la sommità della torre su cui poi veniva costruito «un presepe a giorno» usando come sfondo il paesaggio romano e i suoi effetti naturali, come il sorgere del sole con lo scenario dei Monti Tiburtini e i rossi tramonti sui Colli Albani.
Info: 06.483058