Arpa, l’agenzia delle «consulenze anomale»

C’è il sottosegretario ai Lavori Pubblici di un paio di governi fa che si vuole riciclare a ogni costo e c’è il tuttologo dal portafogli mai troppo gonfio, che salta giulivo da un ente a un altro, da un incarico a una collaborazione, un po’ come fa un’ape con i fiori. C’è anche il biologo mandato in pensione e subito dopo riassunto, che cammina a braccetto con l’ex direttore amministrativo, cacciato con clamore dalla porta principale e fatto rientrare in punta di piedi dalla finestra. Scorrendo il corposo elenco dei consulenti dell’Arpa, l’Agenzia per la protezione ambientale del Lazio, non ci si mette molto a capire perché la spesa complessiva arrivi a sfondare il muro del milione di euro. I beneficiari sono tanti, troppi, come pure gli incarichi di dubbia utilità che parecchi di loro sono chiamati ad assolvere.
Così, qualcuno si mette in tasca cinquemila euro per una collaborazione occasionale nel campo della lichenologia e qualcun altro prende sei volte tanto per il suo supporto, indispensabile per carità, negli studi sugli effetti del rumore.
Ma le vere chicche sono altrove, sempre nella stessa lista: tra i nomi c’è quello di uno degli ex capi di Lavoro Illegale, braccio armato della ben nota organizzazione di estrema sinistra Potere Operaio. Un soggetto che in passato è stato condannato a sette anni di carcere e oggi percepisce trentaduemila euro l’anno, nientemeno che per studiare la realizzazione di una tv digitale e aiutare l’Arpa a partecipare agli eventi pubblici con il vestito buono, evitandole così brutte figure.
Un altro, invece, si intasca cinquantacinquemila euro semplicemente per il supporto operativo dato al direttore generale, che peraltro non c’è visto che l’ente è commissariato da due anni e mezzo, nella «verifica dell’attuazione del programma di ristrutturazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare». Una bella fatica pure questa, potete giurarci.
Leggendo le consulenze non sfuggono altre anomalie: una, di fondo, è che all’interno dell’agenzia esistono già, per giunta in abbondanza, le risorse professionali per svolgere molti di quei compiti appaltati all’esterno. Il personale di ruolo, lo ricordiamo, è la ferita più significativa nel bilancio dell’ente, che si permette lo stesso il lusso di assumere 23 persone con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa per attività in materia di rifiuti e bonifiche.
La legge non lo consente, i co.co.co. non possono essere utilizzati nella pubblica amministrazione per attività ordinarie, e allora li si fa figurare come consulenti esterni, dando loro 23.453 euro a testa e, perché no, ricambiando qualche favore con i soldi altrui.
In questo quadro tutt’altro che roseo per le tasche dei cittadini del Lazio, il commissario straordinario Corrado Carrubba non ha nulla di cui preoccuparsi, anzi corre un solo concreto rischio, quello di ricevere presto un bel pacco dono. Di suo percepisce lo stipendio di un dirigente pubblico apicale, qualche spicciolo in meno di 200mila euro, ma in teoria potrebbe ricevere un’indennità integrativa di cinquantamila euro l’anno, calcolati dall’inizio del suo mandato. È già successo con il suo predecessore, un direttore generale a cui è stato riconosciuto il bonus anche se la Giunta non aveva determinato gli obiettivi che l’ente doveva raggiungere e il comitato di controllo contabile previsto dallo statuto era sciolto.
L’attuale commissario è stato chiamato nel 2006 per riformare l’Arpa: ancora non l’ha fatto e, come abbiamo cercato di dimostrare, non è stato certo parco con le consulenze. Se venisse anche premiato sarebbe l’ennesima beffa, forse la più difficile da digerire.
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