Arpa, pioggia di consulenze a esperti esterni

All’arpa, quella con la a minuscola, viene naturale associare un’idea di grazia, di ordine, di armonia. Ma nel caso di un’altra Arpa, acronimo stavolta dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, questo accostamento proprio non funziona. Sarà perché è stata commissariata oltre due anni fa con lo scopo di svecchiarla e contenerne gli sprechi, ma finora di proposte di riforma dalle parti della giunta non se ne sono viste proprio. O forse perché i suoi attuali amministratori hanno la manica larga per non dire larghissima, visto che spendono e spandono in consulenze, nonostante i soldi, prelevati dal disastrato fondo sanitario regionale, a volte arrivino in ritardo, altre rischino di non arrivare affatto. O magari perché i precari che ne rimpolpano l’organico, nonostante gli accordi e le rassicurazioni date ai sindacati, aspettano invano una stabilizzazione. Mentre l’ente, a dispetto di tutto, guarda oltre, o meglio altrove, e bandisce concorsi su concorsi, cinque solo di recente da cinque posti ciascuno. Non potrebbe, c’è il blocco delle assunzioni e del turnover, eppure tiene vive le speranze, solo quelle, di schiere di giovani laureati.
L’ultimo bilancio dell’Arpa è un ensemble di voci in negativo, un coro di uscite torrenziali: 23 milioni di euro solo per il funzionamento dell’agenzia, una specie di colosso dai piedi d’argilla che svolge «attività tecnico-scientifica» e di «monitoraggio delle matrici ambientali quali attività fondamentali ai fini della prevenzione primaria», come si legge sul sito ufficiale. Istituita il 6 ottobre 1998 e ancora ferma a due lustri fa in quanto a schemi e procedure, spende e dunque costa oltre un milione di euro per attività istituzionali, varie ed eventuali, 600mila euro di interessi annui per mutui e prestiti e ben 30 milioni per il personale. Tutte queste cifre vanno aggiunte ai 23 milioni per le sedi. Tanti addetti a cui vanno sommati i consulenti tuttofare, che spesso coprono mansioni già occupate da altri assunti, creando sovrapposizioni inutili e un altro milioncino tondo tondo di esborso a carico della comunità. Lo denuncia Alfredo Pallone, capogruppo regionale azzurro, che parla di «logiche clientelari» nella gestione degli incarichi e ha presentato un’interrogazione urgente al presidente Marrazzo per capire se, almeno, qualcuno nella Giunta ha compreso il peso di certe anomalie. Un paio su tutte: il personale dell’Arpa proviene dalle aziende sanitarie locali, oggetto di tagli e ridimensionamenti, chiusure e sacrifici. Perché lo stesso non avvenga per gli enti regionali se lo chiede Pallone, che non capisce «per quale motivo tutte le spese di funzionamento e quelle per le consulenze di Arpa non siano state oggetto di verifica all’interno del piano di rientro dal deficit sanitario del Lazio». Come pure si domanda «se non sia arrivato il momento di ripristinare gli organi statutari previsti (un direttore generale e due vicedirettori, di prassi uno dei quali è nominato dall’opposizione, ndr), in assenza di una proposta di riforma della legge istitutiva dell’ente». E se, infine, «il perdurare stato di commissariamento non determini un vulnus», una ferita bella grossa che pregiudica il corretto funzionamento dell’agenzia. Oggi Corrado Carrubba, commissario straordinario dal lontano 18 maggio 2006 con uno stipendio annuo di circa 193mila euro, è stato convocato con urgenza dalla commissione Ambiente per discutere dei dati che riguardano le falde acquifere di Malagrotta. Forse, ma è solo un suggerimento, sarebbe opportuno che cominciasse a rispondere ai tanti interrogativi e alle stonature che riguardano la “sua” Arpa, quella che ha la a maiuscola.
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