Arpisella frena: "Erano solo mie elucubrazioni"

Il portavoce del presidente di Confindustria ritratta: aveva parlato di "sovrastrutture dietro i casi D’Addario e Fini" per ostacolare il Cav. Per i pm solo le telefonate e gli sms di Porro sono "minacciosi"

Roma - Se ragionassimo da Arpisella, a questo punto, dopo le sue rivelazioni sui complotti stratosferici che stanno dietro e oltre le nostre teste, una grande Spectre che manovra Fini, la D’Addario e chi altro gli pare, dovremmo telefonare al Secret Intelligence Service e farci passare James Bond per vedere che si può fare. Invece no, contrordine, non si fa niente, perché lui stava scherzando. Il portavoce che scambia i cazzeggi sms per minacce spaventose, non gradisce che si equivochino le sue parole. Ma siccome i giornali si sono chiesti chi diavolo fossero quelle «sovrastrutture che ci pisciano in testa», quale fosse la geometria di quel «cerchio sovrastrutturale che va oltre me, oltre Feltri, oltre Berlusconi», insomma cosa fosse esattamente quel «cazzo di altro che c’è in giro e tu non sai» e che Arpisella invece sa, lui si è affrettato a spiegare che trattasi di una «elucubrazione del tutto personale, con cui né Confindustria e né i suoi vertici istituzionali hanno ovviamente a che fare».

Roba da cazzari, con una spiccata attitudine alla dietrologia, dunque. Però qui nasce un’interrogativo, che forse potrà avere una risposta solo nei cerchi sovrastrutturali, e non nelle basse sfere dei quotidiani sottostrutturali, ma che comunque ci poniamo: perché il cazzeggio dei «segugi spostati a Mantova» deve allarmare il numero uno di Confindustria e, per trasmissione, i vertici di Mediaset, una Procura della Repubblica, l’attenzione pubblica generale, la democrazia in pericolo, e invece i cazzeggi di Arpisella devono restare «elucubrazioni» su cui non è decoroso speculare? Anche per il cazzeggio deve valere una sorta di par condicio: se cazzeggiava Arpisella nella telefonata con Porro, bisogna parimenti concedere che cazzeggiasse anche Porro nella telefonata con Arpisella. Invece, a quanto pare, la corrispondenza non vale. A meno che l’inchiesta non serbi delle sorprese, a livello sovra e sottostrutturale.

Magari Henry John Woodcock aprirà un secondo filone di inchiesta per individuare quei tizi che «pisciano sopra le nostre teste», quegli stessi personaggi che con un disegno diabolico erano prima dietro la D’Addario, e ora dietro Futuro e libertà di Fini, entrambe creature con un solo obiettivo: mettere i bastoni tra le ruote al Cav. Arpisella potrebbe fornire preziose indicazioni al riguardo ai pm, perché qualcosa deve pur sapere, in fondo le fonti non gli mancano. Da tempo si elucubra, proprio come Arpisella, sugli interessi dei poteri forti in un cambio politico in Italia, cioè in un passaggio di consegne - preferibilmente traumatico - da Berlusconi a qualcun altro, più gradito all’élite editorial-finanziaria italiana. In questi scenari più o meno fantapolitici un particina ce l’hanno sempre i (conf)industriali, dietro le quinte oppure no, nelle vesti di supporter munifici di qualche causa anti-Cav o di autorevoli critici del governo. E dunque non è indifferente che un disegno di questo tipo, per quanto tratteggiato vagamente in una telefonata privata, venga dalle parole di un uomo molto vicino al presidente degli industriali, il portavoce che - per mestiere - ascolta e raccoglie anche le riflessioni più riservate della Marcegaglia. O non vogliamo dare nessun credito ad Arpisella, a cui pure hanno dato credito sia la Marcegaglia sia i magistrati, quando sosteneva che la sua capa era sotto il tiro di quei malandrini del Giornale?

Invece, mentre è dato per certo che al Giornale possa venire in mente di piazzare degli inviati a Mantova per scavare nella vita della Marcegaglia, anzi è così sicuro che una Procura indaga per «violenza provata» la direzione di questo quotidiano, prendere sul serio le elucubrazioni del consulente personale della presidente di Confindustria sarebbe un passatempo senza interesse. Due pesi, due cazzeggi/elucubrazioni, ma due misure diverse. Del resto è chiaro: è molto più semplice inquisire il Giornale, accusare di tentato killeraggio il suo direttore e vicedirettore, facendoli tra l’altro perquisire dai carabinieri. Mentre a perquisire i «cerchi sovrastrutturali», chi ci mandi?