Arrestò Vittorio Emanuele: ora l’accusato è il pm

Al Csm i nove fascicoli delle inchieste per manette facili, intercettazioni telefoniche e ambientali. Lunedì le prime audizioni

Roma - Esposti e denunce contro di lui ma anche una sua richiesta di tutela: al Csm Henry John Woodcock, il pm di Potenza diventato famoso per le sue clamorose inchieste, ha diverse pratiche pendenti.
Stanno tutte alla prima commissione, quella competente per i trasferimenti d’ufficio, in attesa di decisioni. E la prossima settimana potrebbero esserci novità. Entrerà, infatti, nel vivo l’istruttoria dell’organo di autogoverno sulle toghe lucane coinvolte nell’inchiesta di Catanzaro e l’intenzione del Csm è di estendere l’indagine a 360 gradi sulle vicende che hanno riguardato quegli uffici giudiziari, comprese quelle che hanno come protagonista Woodcock. Le audizioni dei vari magistrati inizieranno lunedì ed entro marzo potrebbe essere ascoltato anche il pm anglocampano.

Era giugno quando il Quirinale chiese notizia dell’intero curriculum passato e presente del magistrato, all’indomani delle polemiche sull’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia. A Giorgio Napolitano, che del Csm è presidente, arrivarono rapidamente da Palazzo de’ Marescialli quattro pagine che illustravano i nove fascicoli aperti dopo le sollecitazioni di privati cittadini, magistrati o avvocati che accusavano Woodcock di varie violazioni e irregolarità, dagli arresti facili alle eccessive intercettazioni telefoniche e ambientali, anche di difensori che parlavano con i loro assistiti nella stessa Procura. Sette pratiche erano state archiviate, due invece no. Per quella sugli avvocati spiati, si è saputo che già ad aprile il Procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, aveva informato il ministro della Giustizia di aver deciso di procedere in sede disciplinare contro Woodcock.

A fine giugno poi il procuratore-capo di Potenza, Giuseppe Galante, ha denunciato al Csm il fatto che il suo sostituto aveva compiuto una «una violazione formale», facendo tutto da solo per gli arresti eccellenti di quei giorni, senza fargli firmare come doveva le richieste di custodia cautelare in carcere per gli imputati della vicenda.
Un’iniziativa che ha fatto salire le tensioni negli uffici di Potenza. Insieme alla vicenda della password di accesso ai documenti della Procura che sarebbe stata fornita ad alcuni cronisti, venuti a conoscenza di atti coperti dal segreto istruttorio.

A luglio scorso è stato il pm di Potenza a rivolgersi al Csm, per chiedere di aprire una pratica «a tutela». Woodcock sosteneva, infatti, di essere stato obiettivo di ingiustificati attacchi da parte di diversi esponenti politici, proprio per il cosiddetto «Savoia-gate», e di dover essere tutelato da Palazzo de’ Marescialli.