Lo arrestano per omicidio ma si dilegua dalla Questura

«Maxi-pattuglione» ma con pochi agenti al Prenestino E il latitante scappa

Prendi l’assassino poi lasciatelo scappare. Non è il titolo di un giallo ma quanto accaduto realmente l’altra notte all’ufficio immigrazione della questura di Roma, in via Patini al Collatino. Nonostante il «colpo di fortuna», le maglie larghe della polizia capitolina, sempre a corto di uomini e di mezzi, si lasciano sfuggire l’occasione e, soprattutto, un omicida. Così Mohamed Bazim, algerino, clandestino, accusato di avere ucciso un connazionale, incappato giovedì notte in un «pattuglione» della polizia al Prenestino e accompagnato insieme con un altro centinaio di persone negli uffici per il riconoscimento, è riuscito a svignarsela indisturbato approfittando della confusione e, specialmente, dei pochi uomini lasciati a vigilanza. «Appena una dozzina - spiega Domenico Pianese del Coisp - delegati a gestire l’intera operazione, nonostante la Questura si fosse impegnata a mandare ai commissariati il personale sufficiente per i controlli straordinari del territorio. Doveva essere così anche per il blitz partito giovedì sera. Invece ci si è trovati di fronte alla solita emergenza, con un manipolo d’agenti mandati allo sbaraglio. Il risultato? Un assassino in libertà».
Finito il turno della sera gli agenti del Viminale e del Prenestino si danno appuntamento per i controlli a tappeto, così come ordinato dall’Ufficio Prevenzione Generale di via di San Vitale. Si tratta di concentrarsi sui due quartieri, di passare al setaccio i documenti di italiani e stranieri. Per questi ultimi bisogna accertare la regolarità del soggiorno in Italia, in alcuni casi anche le generalità mediante un raffronto dattiloscopico (le impronte digitali) e fotografico, con i dati custoditi negli archivi informatici della polizia. Per questo occorre servirsi degli strumenti tecnici di via Patini. Gli stranieri, una sessantina, su dei pulmini, vengono portati al Collatino. Durante la notte ne arrivano altri quaranta.
Nel frattempo i poliziotti della Scientifica accertano che 5 dei fermati hanno alle spalle reati vari di cui devono ancora rispondere e per cui scatta immediato l’arresto. Un sesto, addirittura, Bazim, risulta latitante ed è accusato di omicidio volontario. Sia lui che gli altri debbono essere scortati nuovamente al commissariato competente, per la stesura dei verbali, la formalizzazione del capo d’imputazione e, quindi, per il trasferimento in carcere. «Per ogni arrestato - aggiunge ancora Pianese - vi dovrebbero essere due poliziotti e un’auto blindata; ma gli agenti erano appena 4 per 6 fermati, le macchine quelle semplici. Nemmeno la sicurezza dei nostri uomini era stata garantita». Ma quando tocca a Bazim infilarsi nell’auto, ecco la sorpresa: di lui, ormai, non c’è più traccia.