Arrestati i romeni stakanovisti del furto

Costretti ad andare a rubare anche con il mal di denti. Ferite e sparatorie? «Rischi del mestiere» spiega una madre al telefono

Silvia Villani

Un tempo rinomate acciaierie, oggi base operativa di un gruppo di extracomunitari che qui nascondeva pc, rame, macchine fotografiche e utensili rubati che venivano poi inviati in Romania attraverso dei corrieri. All’interno delle aree Falck, tra viale Italia e via Trento a Sesto San Giovanni, i carabinieri hanno arrestato per associazione a delinquere finalizzata al furto in abitazioni e in ditte, dieci romeni. I malviventi, tutti tra i venti e i trent’anni, agivano in piccoli gruppi e facevano razzia nelle ditte e nelle case della provincia di Milano, Como, Lecco e Novara. Alcune aziende sono state colpite tre volte in pochi mesi. A finire in manette anche due italiani, un pregiudicato milanese e un investigatore privato di Sesto San Giovanni. Il primo si occupava della ricettazione del rame, l’altro aveva il compito di «piazzare» sul mercato il materiale informatico rubato.
L’indagine è iniziata 7 mesi fa, la vigilia di Natale, quando gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto nei sotterranei dei capannoni abbandonati dell’ex Falck un locale di stoccaggio di merce rubata stipato di monitor e motorini abbellito con un albero di Natale. In pochi mesi i militari sono riusciti ad arrestare 27 persone e a scoprire i responsabili di oltre 40 furti. A essere colpiti box, bar, tabacchi e numerose abitazioni dalla quale venivano sottratti scooter e auto. Nei cantieri invece venivano rubati costosi utensili. La refurtiva recuperata, in parte già pronta per essere spedita, supera il valore di 800mila euro. L’indagine, coordinata da Antonio Pizzi, procuratore della Repubblica di Monza, ha evidenziato anche la presenza di oltre una decina di corrieri inseriti in modo organico nella gang. A capo dell’organizzazione alcuni uomini, tuttora ricercati, che vivono in Romania e che gestivano la pianificazione dei furti e l’invio della merce oltre confine.
Dalle conversazioni telefoniche tra i componenti dell’organizzazione, i carabinieri hanno capito di trovarsi di fronte a una banda, molto ben organizzata, formata da giovani stakanovisti. Mal di denti, influenza, il rischio di essere ferito o arrestato, non hanno fermato la banda. Uno dei capi della gang ha anche parlato con la madre lamentandosi della nuova legge sulla legittima difesa «colpevole», secondo il giovane, di permettere a chiunque di «spararti addosso». «Sono gli inconvenienti del mestiere - gli ha risposto la donna -». Non erano previsti neanche permessi per malattia. Quando un malvivente ha chiesto a uno dei suoi «superiori» di poter riposare perché aveva mal di denti, gli è stato detto di prendere una pastiglia e tornare al lavoro.