Arrestati a Londra dieci islamici: «Minacciano la nostra sicurezza»

Tra i fermati c’è Abu Qatada, «ambasciatore» di Al Qaida in Europa

Erica Orsini

da Londra

Giro di vite in Gran Bretagna per combattere il terrorismo: 10 persone sono state arrestate ieri a Londra, Luton, nel Leicestershire e nelle Midlands occidentali. Si tratta di stranieri considerati, secondo il ministero degli Interni britannico, una minaccia per la sicurezza della nazione. Tutti rischiano l'espulsione. La polizia non ha diffuso i nomi, ma si sa che tra loro c’è anche l’imam fondamentalista Abu Qatada, 45 anni. Condannato a morte in contumacia in Giordania nel 1988 per una serie di attentati, il palestinese con passaporto giordano Qatada è ritenuto il più importante predicatore estremista islamico, l'ambasciatore «spirituale» di Al Qaida in Europa.
Giunto nel Regno Unito con un passaporto falso nel 1993, Abu Qatada era riuscito a ottenere lo status di rifugiato politico. Dopo gli attentati negli Usa dell'11 settembre 2001 era stato rinchiuso nel carcere di Belmarsh (la «Guantanamo inglese») per quasi due anni: lo sospettavano di essere la mente di Al Qaida in Europa. Rilasciato nel marzo scorso, era agli arresti domiciliari nella sua casa di Acton. A collegarlo per primo con Al Qaida era stato l'ex ministro agli Interni, David Blunkett. La stampa britannica lo aveva indicato come uno dei possibili registi degli attentati del 7 luglio a Londra. Ora è di nuovo dietro le sbarre e quasi rischia di essere estradato in Giordania. Di norma ciò non sarebbe possibile poiché la Gran Bretagna non può espellere cittadini che rischiano di venire perseguiti e torturati nei loro Paesi d'origine.
Il governo inglese ha raggiunto ora un accordo con alcuni di questi Paesi - tra cui Libano, Giordania e Algeria - ottenendo l'assicurazione che i detenuti non saranno sottoposti a maltrattamenti. «Dopo mesi di intenso lavoro diplomatico - ha annunciato ieri il ministro degli Interni Charles Clarke - siamo certi di aver ricevuto garanzia che le persone espulse non subiranno alcun tipo di tortura». Almeno altre due delle persone fermate sarebbero state nella prigione di Belmarsh con Qatada. La polizia non ha reso note le loro identità, ma una di queste sarebbe un algerino che aveva chiesto asilo politico nei primi mesi del 1995. Era stato poi arrestato nell'aprile del 2002 con l'accusa di aver raccolto fondi per il sostegno dei gruppi terroristici islamici. Gli arresti di ieri hanno immediatamente suscitato le proteste dei gruppi di difesa dei diritti umani.
E le nuove leggi speciali preannunciate dal governo continuano a suscitare perplessità e dubbi anche in altri gruppi politici. Il governo continua però per la sua strada e ieri Clarke ha spiegato così gli arresti: «La situazione della nostra sicurezza nazionale è cambiata, è di vitale importanza agire contro chi la minaccia».
E in Libano è stato arrestato ieri il predicatore islamico Omar Bakri Mohammed: l’imam aveva rilasciato da poco un'intervista all'emittente televisiva locale Future TV. Le autorità libanesi non hanno ancora motivato l'arresto, ma la legge consente di trattenerlo per 48 ore senza una precisa accusa. Bakri, noto in Gran Bretagna come leader del gruppo fondamentalista al-Muhajiroun, aveva scioccato l'opinione pubblica internazionale definendo gli attentatori delle torri gemelle «I magnifici 19». Nei giorni scorsi l’imam aveva lasciato improvvisamente l’Inghilterra per il Libano dicendo che andava in vacanza e aveva aggiunto: «Non si tratta di una fuga per evitare che la polizia inglese mi arresti». Anche il nome di Bakri, come quello di Qatada, è stato fatto per le bombe del 7 luglio. Videocassette con i deliranti sermoni di Bakri furono trovate nella casa amburghese di Mohammed Atta, che guidò i kamikaze dell’11 settembre.