Arrestati «maghi» della filigrana: stampavano dollari falsi perfetti

In manette prima i due tipografi, «braccia» del clan, poi le «menti». Ovvero gli organizzatori delle due tipografie clandestine scoperte dalla finanza, in grado di stampare dollari falsi perfetti. Sette ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dalla Procura di Velletri, di cui 4 sono state eseguite ieri dagli uomini del Nucleo speciale di polizia valutaria e tributaria delle fiamme gialle di Roma e Torino. Tre latitanti, un imprenditore romano, una venezuelana e un terzo uomo, invece, sono scomparsi nonostante fossero indagati da due settimane. L’operazione «Benjamin», avviata nell’agosto scorso, è alle battute finali. Le indagini partono dopo un normale controllo sull’importazione di carta filigranata e inchiostro cangiante. Quanto basta alle Procure di Torino, Roma e Sassari per emettere dieci ordinanze di perquisizione tra Lazio, Piemonte e Sardegna. Nell’area industriale di Pomezia vengono presi con le mani nel sacco due addetti alla produzione. Il primo è un tipografo, incaricato della realizzazione di telai e taglierine necessarie per la «coniazione» di banconote. L’altro arrestato aveva il compito di individuare le piazze straniere su cui immettere il denaro, oltre che importare direttamente dalle proprie piantagioni in Nuova Guinea il cotone necessario per la filigrana. Nel blitz di Roma vengono sequestrati 220mila dollari falsi pronti per essere ceduti, nonché macchinari per un valore di mezzo milione di euro. A Pomezia, in particolare, sono state rinvenute le attrezzature necessarie per la realizzazione di filigrana, ovvero vasche per la macerazione del cotone messo a bagno in una soluzione liquida al cui interno venivano inseriti i fili di sicurezza. Nell’impianto di Riva di Chieri, nella provincia di Torino, i baschi verdi trovano presse e particolari strumentazioni utilizzate per la prova finale sul denaro appena «sfornato».