Arrestato 14 anni dopo

È stato risolto quattordici anni dopo il giallo della morte di Liliana Grimaldi, 74 anni, che la figlia trovò strangolata da una calza il 31 maggio 1994 nel suo appartamento in piazza dei Navigatori. In manette è finito H.M., un giostraio italiano di 31 anni, ma minorenne al momento del delitto, che è stato tradito dalle impronte digitali che aveva lasciato su un foglio di carta nell’appartamento della Grimaldi. L’allora diciassettenne vi era penetrato per rubare soldi e preziosi. Il ragazzo faceva infatti parte di una famiglia specializzata in rapine a domicilio ai danni di anziani, specialmente nei quartieri attorno all’Eur. Le vittime venivano agganciate con un inganno: i rapinatori si fingevano volontari per la raccolta di abiti per i non vedenti oppure portavano regali o saluti di parenti alle loro vittime. Una volta entrati in casa riuscivano a guadagnarsi la fiducia degli anziani, li narcotizzavano con un sonnifero disciolto nel caffè o in una bevanda che si facevano offrire e quindi li rapinavano. «Nel caso della signora Grimaldi qualcosa deve essere andato storto e i rapinatori hanno perso il controllo strangolando la donna - ha detto il capo della Squadra mobile Vittorio Rizzi -. Grazie alle nuove tecniche investigative è stato possibile risalire all’omicida che aveva lasciato delle impronte digitali su un foglio di carta, prima di strangolare la vittima con una calza di nylon. All’epoca l’arrestato era minorenne e non avremmo potuto rintracciarlo visto che è stato schedato solo nel 2006».
La madre dell’arrestato, Irma Agostina Glaudì, 56 anni, è attualmente ricercata per undici rapine sempre ad anziani e sempre con le stesse modalità; la sorella Natasha, arrestata nel 2004, deve rispondere dell’omicidio di un anziano, Paolo Simeoni, morto per l’eccessiva somministrazione di un sonnifero; e un’altra sorella, Simona, e il fratello Giovanni sono accusati di altre rapine. Tre i casi analoghi di rapina nella zona ancora da chiarire. Il giostraio è accusato di omicidio a scopo di rapina ed è stato portato nel carcere di Regina Coeli. L’inchiesta è stata coordinata dal pm della Procura dei minorenni di Roma Anna Di Stasio.
Il caso è stato risolto dalla nuova unità speciale per gli omicidi non risolti da anni, la «Cold Case», istituita dalla Squadra mobile di Roma sei mesi fa. Si tratta del secondo caso archiviato con successo dopo l’omicidio della barista Maria Scarfò il 29 dicembre del 2000, per il quale fu arrestato Sabatino D’Alfonso, 45 anni, incastrato dal liquido seminale.