Arrestato il boss Raccuglia numero 2 di Costa Nostra Slogan e cori in questura

Dal '96 il superboss era ricercato per omicidi, estorsioni, rapine, mafia. Condannato a tre ergastoli tra cui quello per l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo. Maroni: &quot;Uno dei colpi più duri inferti alla mafia&quot;<br />

Trapani - La polizia ha arrestato, nel trapanese, il boss Domenico (Mimmo) Raccuglia, 45 anni, originario di Altofonte (Palermo) ricercato da 13 anni. Il capomafia Raccuglia, conosciuto come "il veterinario" è un ex 'delfino' del boss di San Giuseppe Jato, oggi pentito, Giovanni Brusca ed è stato già condannato a tre ergastoli (uno per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo), a 20 anni di reclusione per tentativo di omicidio e ad altre pene per associazione mafiosa. Durante la sua latitanza, nonostante i servizi di osservazione disposti nei confronti della moglie, Raccuglia è riuscito a diventare padre per la seconda volta. Il boss era considerato uno degli aspiranti al vertice della mafia palermitana essendo il capo incontrastato delle cosche a Partinico grosso centro fra Palermo e Trapani. Il boss, preso dalla sezione catturandi della mobile di Palermo guidata da Mario Bignone, si nascondeva in un appartamento di via del Cabbasino, alla periferia di Calatafimi (Trapani). Al momento dell'irruzione degli agenti era solo. Il capomafia ha tentato di fuggire dal terrazzo, ma è stato bloccato dai poliziotti che avevano circondato tutto l'edificio.

Uomo vicino al clan Brusca di San Giuseppe Jato, Raccuglia ha scalato in vent'anni i vertici di Cosa nostra soprattutto per la sua ferocia nonostante il soprannome di "veterinario" dovuto, a quanto pare, alla sua passione per gli animali, gatti e cavalli soprattutto. E' considerato il boss che controlla il territorio che unisce la provincia di Palermo con quella di Trapani. Al suo nome sono legati gli omicidi interni a Cosa nostra nella provincia di Palermo, soprattutto a Partinico, degli ultimi anni dove sono caduti uomini considerati vicini all'ex latitanti o suoi nemici. Ricercatissimo da polizia e carabinieri che seguivano anche i suoi familiari (un fratello, Salvatore, è stato condannato per mafia) Raccuglia era finora riuscito a sfuggire alla cattura nonostante, ad esempio, i magistrati sapessero che da oltre dieci anni, agli inizi di giugno, in genere tre giorni dopo la chiusura delle scuole, la moglie partisse da Altofonte per andare a trascorrere le vacanze estive col marito latitante. Il sostituto procuratore palermitano Francesco Del Bene che col pm Roberta Buzzolani ha coordinato le indagini sull'arresto del latitante parla di "un grandissimo risultato conseguito in un periodo difficile. La polizia lavora con pochi uomini e poche risorse. Ciò accresce ulteriormente il valore di un'indagine svolta esclusivamente con metodi tradizionali: pedinamenti, videoriprese e intercettazioni". Francesco Gratteri, direttore della direzione anticrimine centrale (Dac) della polizia di Stato dice: "Con l'arresto di Domenico Raccuglia è stata decapitata l'ala corleonese di Cosa nostra". Al capo della polizia sono giunte le congratulazioni di numerosi esponenti politici, tra cui il presidente del Senato Renato Schifani e il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

Maroni: "E' il numero 2 di Cosa Nostra" "L'arresto di Raccuglia è uno dei colpi più duri inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi anni perché era di fatto il numero due di Cosa Nostra". Lo afferma il ministro dell'interno Roberto Maroni. Il responsabile del Viminale ha telefonato al Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, per congratularsi dell'operazione eseguita dalla Mobile di Palermo.

Coniugi arrestati per favoreggiamento La polizia ha arrestato per favoreggiamento Benedetto Calamusa, 44 anni, e la moglie Antonia Soresi, di 38, entrambi senza precedenti penali, proprietari dell'abitazione dove si nascondeva il boss. I poliziotti indagano per scoprire quali fossero i loro rapporti con il mafioso.

Pistole e pizzini Nel covo la polizia ha sequestrato, oltre a due pistole, documenti, pizzini, e materiale che gli inquirenti definiscono "molto importanti". Nell'abitazione c'era anche denaro. Il latitante prima di tentare la fuga ha gettato dal quarto piano dell'immobile dove si nascondeva un sacco pieno di documenti e pizzini raccolto dagli agenti della mobile palermitana che avevano circondato l'edificio. Il questore di Palermo, Alessandro Marangoni, in una conferenza stampa per spiegare i particolari della cattura del boss, ha detto: "E' un grande successo, non solo della polizia ma di tutte le istituzioni". Il questore ha definito "chirurgica" l'indagine che ha portato all'arresto del latitante e che è durata due anni.

In Questura la gioia dei poliziotti Raccuglia è arrivato alla questura di Palermo accompagnato da una decina di auto della polizia. Gli agenti che hanno partecipato al blitz sono stati accolti dagli applausi dei ragazzi del Comitato antiracket Addiopizzo. In questura, oltre al questore Alessandro Marangoni, c'é il prefetto di Palermo Giancarlo Trevisone e il Pm della Dda di Palermo Roberta Buzzolani. Dalle finestre della squadra mobile, gli agenti della catturandi, col volto coperto dal passamontagna, rivolti verso la folla che applaude con le mani fanno il segno della vittoria.

Grasso: "successo importante" "Ho fatto le mie congratulazioni al ministro Maroni, al questore di Palermo e ai ragazzi della sezione catturandi. La cattura di Raccuglia è un successo investigativo importantissimo". Così il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha commentato l'arresto. "Quando ho sentito il questore - ha raccontato - era insieme ad alcuni degli agenti della sezione catturandi, ragazzi che conosco bene e con cui ho lavorato quando ero procuratore a Palermo. Ho potuto complimentarmi anche con loro". "Raccuglia - ha spiegato Grasso - è considerato il numero due, per peso criminale, nella lista dei ricercati di Cosa nostra dopo Matteo Messina Denaro".

Gasparri: con noi mafiosi in carcere "L'arresto del boss Raccuglia conferma che con il centro destra al governo i mafiosi si spediscono in carcere. Grazie alle forze dell'ordine e agli investigatori per il loro eccellente lavoro. Ora non resta che far rispettare leggi che noi abbiamo approvato. Non certo quelle della sinistra che aveva cancellato il 41 bis, il carcere duro per i mafiosi, ed al Senato voleva cancellare i processi alle cosche con le sue leggi". Lo dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

Fini: successo di Stato e democrazia "Un successo dello Stato e della democrazia che testimonia l'importanza di proseguire con determinazione nella lotta alla mafia e a ogni forma di criminalità organizzata. Questa lotta è essenziale per affermare la forza del diritto e la cultura della legalità contro ogni nuova barbarie". Il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha inviato al ministro degli Interni, Roberto Maroni, un messaggio in cui esprime grande soddisfazione per l'arresto del pericoloso latitante.