Arrestato Crespi, ex re dei sondaggi I pm: «Ha fatto sparire 15 milioni»

Il gip: inquinava le prove sulla bancarotta Hdc. Indagato Fiorani. L’analista: sono io la parte lesa

Stefano Zurlo

da Milano

Era il re dei sondaggi. La leggenda vuole che sia stato lui ad inventare il contratto con gli italiani, presentato da Silvio Berlusconi davanti all’anfitrione Bruno Vespa nel corso di un Porta a Porta preelettorale del 2001. Da tempo però Luigi Crespi aveva perso la ribalta. Aveva cominciato a criticare aspramente il premier con cui aveva interrotto ogni rapporto. Aveva visto collassare il proprio gruppo, la Holding della comunicazione, fallito nel marzo 2004 lasciando un buco da 35 milioni di euro e il sospetto di distrazioni per 15 milioni. E da circa un anno era sotto i riflettori della Procura di Milano. Ieri il gip Marina Zelante l’ha fatto arrestare per la bancarotta fraudolenta della Hdc, il piccolo impero fondato nel 1999 che ai tempi d’oro aveva circa 400 dipendenti.
«Sono due anni che ricevo torti - ha detto Crespi all’avvocato Stefano Toniolo mentre lo ammanettavano - forse questo è il meno grave fra tutti quelli subiti. Dimostrerò che sono una persona perbene, né un ladro né un criminale; anzi, in questa vicenda sono parte lesa». «Sono grato al mio Paese perché ha dimostrato che la giustizia esiste», gli risponde con inusuale durezza un collega famoso come Nicola Piepoli.
Il gip non ha dubbi: il quarantatreenne comunicatore deve stare in carcere per evitare che «commetta altri delitti della stesse specie, avendo egli costituito, dopo il fallimento di Hdc, altre società che di fatto gestisce per il tramite di prestanomi».
Non solo: in un inquietante passaggio, il giudice sottolinea i rapporti di Crespi con i cronisti giudiziari del gruppo L’Espresso e spiega che l’arresto è necessario per la capacità del sondaggista di «strumentalizzare gli organi di stampa facendo filtrare notizie non corrispondenti al vero e tali da compromettere l’andamento delle indagini».
Crespi si è sempre difeso puntando il dito contro la Banca Popolare di Lodi, oggi Popolare Italiana, che dalla fine del 2001 aveva finanziato, tramite la sua merchant bank Efibanca, la politica di acquisizioni di Crespi e poi avrebbe chiuso di botti i rubinetti, proprio nel delicatissimo momento in cui era in corso la quotazione in Borsa di Hdc. L’ex amministratore delegato della Popolare Gianpiero Fiorani e quello di Efibanca Enrico Fagioli sono indagati nell’ambito della stessa inchiesta, ma il gip ricostruisce tutta un’altra storia. Crespi, avrebbe distratto, con l’aiuto della moglie Natascia e del fratello Ambrogio, pure indagati, un fiume di denaro. Dopo il crac aveva dato vita ad altre società di marketing, gestite da persone di sua fiducia non implicate nel fallimento: Ekma Ricerche e Ci&Ci. E solo le manette possono scongiurare «il rischio di una condotta recidivante».
Molte le operazioni passate al vaglio della magistratura. Fra queste anche il versamento di 450 milioni di lire da «Hdc a favore di Antenna 3 a fronte di fatture per operazioni inesistenti». In pratica Crespi avrebbe pagato spazi pubblicitari fittizi per chiudere un contenzioso con il gruppo Telelombardia-Antenna 3 nato dalla cessione da parte di Mediaset ad un’altra emittente, Italia 7 Gold, di «programmi di qualità ad un prezzo particolarmente vantaggioso». Per il giudice «è legittimo il sospetto» che «almeno in un caso Crespi abbia agito su incarico di Mediaset». E successivamente, nel giugno 2004, il sondaggista telefonò al vicepresidente di Mediolanum Alfredo Messina e all’ex segretaria di Silvio Berlusconi, Deborah Bergamini, ricordando con parole eloquenti la storia delle tv private. Tanto che Messina lo stoppò esclamando: «Perché continua ad insistere su questa cosa».
Il gip nota poi che Crespi aveva promesso notizie e documenti sul fallimento Hdc ai cronisti del gruppo L’Espresso. E in un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica si parla di un documento che la Guardia di finanza non ha mai trovato e «che è stato deliberatamente occultato da Crespi. Risulta inoltre che l’indagato continui a mantenere contatti con i giornalisti nella speranza di acquisire notizie circa l’andamento delle indagini».