Arrestato e rilasciato 4 volte in 20 giorni

Il sedicenne preso per la prima volta il 24 aprile: poi è «rimbalzato» da un fermo all’altro, fino al furto dell’altra notte dentro un pullman

Sedicenne romeno fermato quattro volte in venti giorni e quattro volte lasciato, in qualche modo, libero di tornare a scorrazzare, e rubacchiare, in giro per la città. Fino all’ultimo arresto, l’altra notte, dopo essere stato sorpreso dai carabinieri a rovistare dentro un pullman svizzero. Ora si trova al Beccaria, per un soggiorno che si presume abbastanza breve. Presto tornerà fuori, a vivere in strada, vittima di soprusi e violenza per poi, a sua volta, inevitabilmente diventare carnefice. In nome dell’accoglienza.
È la storia di Ciprian, nato il 19 gennaio 1992 a Vrancea, Romania orientale, fermato e identificato per la prima volta il 24 aprile e immediatamente abbandonato a se stesso, piccolo animale predatorio metropolitano. Difatti passa una settimana e il 1° maggio viene fermato in via Juvara, non distante dalla stazione centrale, terra di nessuno o ventre molle di Milano, a scelta, e per questo subito eletto a domicilio dall’adolescente. Sono quasi le 2 di notte e lui sta rovistando tra le auto in sosta insieme a un romeno di un anno più grande, domiciliato in un campo rom di Trezzano. Viene denunciato e spedito ai Martinitt, che da storico orfanotrofio, medaglia al petto del grande cuore milanese, si è trasformato, mancando gli orfani, in istituto per minori abbandonati, soprattutto stranieri, da cui ovviamente scappa subito.
Secondo fermo il 9, poco dopo le tre: Ciprian è insieme a un tunisino di 40 anni, la polizia li perquisisce e saltano fuori un’autoradio, un navigatore satellitare e un paio di taglierini. Oltre a quella per ricettazione, usata quando non si può provare il furto, scatta anche l’accusa di detenzione d’arma da taglio, quindi ritorna in istituto. Ma la mattina dopo alle 11 lo ritroviamo già attivamente «al lavoro». Viene infatti bloccato dagli agenti della Polmetro nel mezzanino della fermata Centrale della metropolitana con un borsone contenente due autoradio, due navigatori e abbigliamento femminile vario. Altra denuncia, altro giro dai Martinitt.
Per tre giorni sta buono, o è solo fortunato a non farsi beccare. Poi poco prima delle 5 dell’altra notte un insonne residente di via Soperga, altra strada a ridosso della stazione, chiama i carabinieri. Ha sentito un rumore di vetri infranti provenire dalla strada, si è affacciato e ha visto un figura muoversi con una torcia elettrica dentro un pullman turistico di proprietà di uno società svizzera. Interviene un equipaggio, i carabinieri salgono sul bus, intravedono un’ombra che si infila dentro la botola del vano bagagli, uscire dal portellone e scappare. Viene bloccato dopo una breve fuga in piazza Luigi di Savoia. Il ragazzo aveva tentato di infilarsi sotto una macchina in sosta, ma la manovra non era sfuggita ai carabinieri. Questa volta sono manette vere, Ciprian finisce al centro di prima accoglienza del carcere minorile intitolato a Cesare Beccaria, illustre suocero di Alessandro Manzoni che duecento anni fa invocava una maggior mitezza delle pene. Anche perché allora era lecita persino la tortura durante gli interrogatori.
Il ragazzo tornerà presto libero, anche perché come romeno è comunitario, dunque con pieno diritto di rimanere in Italia. E appena fuori si infilerà nell’inferno della Centrale, unico luogo «accogliente» che conosce. Qui riprenderà la sua quotidiana vita da strada, durissima, spietata, dove i più deboli non vengono certo risparmiati, anzi proprio perché deboli più duramente vittime di angherie. Verrà sottoposto a ogni serie di violenze morali, fisiche e sessuali. Novello Oliver Twist finirà nelle mani del Fagin di turno, fino a quando, assimilata sufficiente ferocia, non si trasformerà da vittima in carnefice. In nome dell’accoglienza.