Arrestato l’assassino della Barbie d’America

Si chiude il caso della baby modella JonBenét Ramsey, massacrata dieci anni fa in Colorado. L’omicida catturato a Bangkok è un maestro

Guido Mattioni

Per i suoi insegnanti, al Regents College di Albany, New York, John Karr era stato qualcosa di più che un allievo modello. E l’avevano laureato in pedagogia Magna cum Laude, con l’accademica motivazione (e previsione) che nel futuro lavoro quel bravo ragazzo avrebbe assicurato «eccellenza nell’educazione» oltreché «instillato i valori forti di un carattere superiore». Mercoledì scorso, il bravo ragazzo è finito in cella a Bangkok, forse il luogo al mondo che brilla di più agli occhi di un pedofilo, ma di certo anche quello dove è più facile cercare un pedofilo che si nasconde.
Si è conclusa così, nell’appiccicoso clima della capitale thailandese, la fuga dell’Orco che dieci anni fa, nel gelo di Boulder, sulle montagne del Colorado, aveva rapito, violentato e poi ucciso la piccola JonBenét Ramsey. Episodio che aveva sconvolto l’America proprio nella festa dei bambini - era il Natale del ’96 - portando l’orrore di un delitto efferato tra le carte e i nastri colorati dei regali ancora abbandonati sotto gli abeti illuminati. Ma anche un delitto che da quel giorno era rimasto irrisolto, tra i tanti dossier inevasi della polizia statunitense.
Le foto di allora ci dicono che JonBenét aveva appena sei anni, i riccioli d’oro e lineamenti assolutamente perfetti. Troppo perfetti. Al punto che la vanità di sua mamma, Patricia, ex Miss West Virginia nel 1977 - una povera svaporata tutta curve e poco cervello - le aveva di fatto rubato l’infanzia portandola a calcare le passerelle di quegli sciagurati e tristi concorsi di bellezza per bambini. Tristi perché le assurde pennellate di rimmell e rossetto, al posto degli sbaffi di cioccolato, segnano la fine precoce dell’innocenza. E sciagurati perché tali sono gli individui che quei concorsi li guardano, li seguono, li registrano. Segnandosi nomi e indirizzi.
Karr era uno di loro. Uno di quelli che si eccitano davanti alle foto delle piccole miss. Il suo curriculum, in cui decanta capacità di insegnante in svariate materie, dalla musica all’educazione fisica, dall’informatica agli studi sociali, sembra quasi il passaporto di un instancabile globe trotter, costellato dai timbri di tanti Paesi. Oltre che negli Stati Uniti, risulta infatti aver insegnato in Costarica e in Germania, in Olanda e in Corea. Con una costante: i suoi allievi sono stati sempre e soltanto bambini. A volte anche in tenerissima età. «Ho sempre posto la massima attenzione alle necessità della piccola - si legge nel suo curriculum con riferimento a un incarico di docente privato in Olanda per una bimba di nove mesi - includendovi anche il cambiarla, nutrirla e lavarla». A leggerlo ieri, una cosa normale. A farlo oggi, mette i brividi.
Ma è stato in America, dove Karr ha svolto docenze in diversi Stati e città (compresa Atlanta, in Georgia, di dove era originaria la famiglia della piccola uccisa), che l’Orco ha finito per commettere un errore. Scoprendo il vero volto nascosto sotto la maschera di bravo ragazzo. Perché nell’aprile 2001, a Sonoma, in California, dove si era trasferito nel gennaio dello stesso anno e dove nell’arco di tre mesi aveva prestato opera di supplente in una dozzina di scuole (elementari, ovviamente), viene incriminato per possesso di materiale pedo-pornografico. E lui, da quel momento, scompare. Fugge (in Thailandia, si sa adesso, entrando dal confine malese) e taglia i ponti con tutti. Con l’ex moglie Lara Karr e con i tre figli che avevano messo al mondo. Ma anche con il padre Wexford, 85 anni, che raggiunto dai giornalisti ad Atlanta ha rivelato di essere convinto da anni che il figlio fosse ormai morto durante uno dei suoi frequenti viaggi solitari all’estero. Era stato un dolore fortissimo, il suo. Ma da ieri è peggio: è insopportabile.
A migliaia di chilometri di distanza, a Bangkok, in attesa di essere espatriato negli Usa, il mostro che nel Natale del ’96 aveva avuto il coraggio di stringere una garrota fatta di spago e bastoni attorno al collo di un piccolo angelo biondo, aveva infatti appena finito di confessare che sì, «ero con JonBenét quando morì», aggiungendo però che «è stato un incidente» e che lui l’amava. Di più, che loro erano innamorati. «Lei era la regina della scuola, era molto dolce, era tanto bella».
Tutto risolto? No, perché in questo delitto, per il quale era stato sospettato in un primo tempo anche il papà della bimba, John, e che probabilmente è costato la vita alla sua mamma, morta di cancro (e forse di rimorso) proprio nel giugno di quest’anno, rimane ancora un buco nero: come fosse venuto in contatto, l’Orco, con la famiglia Ramsey. Di certo si sa che lui aveva vissuto per un periodo nel loro stesso quartiere di Atlanta. Ma resta il mistero del come e del perché li avesse poi seguiti fino in Colorado. Su questo, Karr si è rifiutato di parlare. Ha soltanto sorriso. Mostro fino in fondo. Mostro Magna cum Laude.