Arrestato il maniaco dell’ascensore

Francesco Gambaro

Alla fine è stato incastrato dalla prova del Dna. Ma ci sono volute due anni di indagini, 400 mila utenze telefoniche controllate e 10 mila fotografie del presunto bruto vagliate dalle forze dell'ordine, per mettere la parola fine all'incubo del maniaco dell'ascensore.
Ieri mattina, intorno a mezzogiorno, la squadra Mobile di Genova ha fermato un genovese di 28 anni, di cui al momento non si conoscono ancora le generalità, che è considerato responsabile di almeno tre delle 25 aggressioni a sfondo sessuale su minorenni, avvenute dall'autunno 2004 a un mese fa. Si tratta di un giovane che corrisponde quasi esattamente all'identikit che la polizia aveva fornito in passato: età compresa tra i 25 e i 30 anni, altezza sul metro e ottantacinque, aspetto atletico, capelli lunghi castano - chiari, piercing al sopracciglio, bella presenza. Proprio come avevano raccontato alcune delle sue vittime nel corso degli ultimi mesi.
Le modalità di azione dell'uomo erano quasi sempre le stesse: avvicinare le giovani ragazze fuori dal portone di casa, precedendole o entrando nel palazzo insieme a loro. Una volta entrati nell'ascensore, il bruto iniziava a palpare le sue vittime, a volte minacciandole con un coltello, altre volte a mani nude, palpeggiandole o facendosi toccare nelle parti intime. Altre volte ancora pretendendo un rapporto orale. Ma alle grida delle vittime l'uomo fuggiva subito. L'ultima (tentata) aggressione del maniaco risaliva al 28 agosto, quando cercò di violentare una ragazzina tredicenne nell'ascensore del palazzo dove abitava, in via Ferrara, nel quartiere di San Teodoro. Ma la giovane vittima in quell'occasione riuscì a spingerlo via, prima che il maniaco mettesse in atto i suoi terribili propositi. È andata peggio all'uomo ieri mattina, quando gli uomini della squadra mobile di Claudio San Filippo in una strada non precisata di Genova hanno tratto in arresto il presunto aggressore di 25 ragazze genovesi comprese tra i 12 e i 17 anni.
Ad incastrarlo è stato il Dna, cioè le tracce organiche che l'uomo in tre casi aveva lasciato sui luoghi delle violenze tentate o messe in atto: piccole gocce di sangue (...)