Arresti annullati per lo stupro ma i due romeni restano in cella

RomaArresti annullati. Per il tribunale del Riesame di Roma Alexandru Iszoika Loyos e Karol Racz non sono gli stupratori della Caffarella. Eppure le porte del carcere rimangono sbarrate per i due romeni in cella dallo scorso 18 febbraio con l’accusa di aver abusato in un parco della capitale di una ragazzina di 14 anni davanti agli occhi del fidanzato, il giorno di San Valentino.
Racz non esce perché è detenuto anche per lo stupro di una donna di 41 anni avvenuto il 21 gennaio in via Andersen, a Primavalle. A Loyos, invece, ha sbarrato la strada con tempismo perfetto la Procura, notificandogli a Regina Coeli un’ordinanza di custodia cautelare per calunnia, autocalunnia e favoreggiamento pochi minuti dopo che il presidente del Riesame, Francesco Taurisano, aveva depositato il dispositivo della decisione che annullava l’ordinanza di carcerazione per la Caffarella. Un provvedimento contestuale alla decisione del Riesame, che evidentemente non ha ritenuto credibile l’interrogatorio durante il quale il «biondino» ha confessato con dovizia di particolari la violenza, chiamando in causa anche Racz, «faccia da pugile», per poi ritrattare tutto e accusare la polizia romena di averlo costretto a parlare a forza di botte, imbeccandolo a dovere. Una volta cadute le accuse di violenza sessuale e rapina ai danni dei due fidanzatini, la Procura ha dunque ritenuto che Loyos, nell’attribuirsi la responsabilità dello stupro e tirando in ballo l’amico pur sapendolo innocente, abbia calunniato se stesso e il suo connazionale. L’ordinanza è stata emessa dal gip Gugliemo Muntoni su richiesta del pm Vincenzo Barba. Reati, la calunnia, l’autocalunnia e il favoreggiamento, che prevedono pene pesantissime, anche fino a 12 anni di reclusione nel primo caso, da uno a tre anni nel secondo. Le motivazioni della decisione non sono state ancora rese note. Per il momento c’è solo un dispositivo di poche righe con cui il Riesame «annulla l’ordinanza e dispone l’immediata liberazione degli indagati se non detenuti per altro», sufficiente a far crollare l’intero impianto accusatorio di magistratura e squadra mobile.
Evidentemente i giudici non sono riusciti a superare l’impasse di una prova scientifica favorevole agli imputati, nonostante il pm Barba avesse cercato durante l’udienza di degradare a semplice indizio l’esito del test del Dna effettuato dalla scientifica, il quale escludeva che i due romeni fossero gli autori materiali della violenza (i prelievi effettuati sulla vittima non hanno rilevato l’impronta genetica degli arrestati, ndr). Il magistrato aveva insistito invece sulla genuinità della confessione di Loyos, il quale ha riferito dettagli dello stupro che solo l’aggressore o un suo complice potevano conoscere, e sui riconoscimenti fotografici «certi» effettuati dai due fidanzati. In più il pubblico ministero aveva tirato fuori un asso dalla manica, che sembrava destinato ad incastrare definitivamente Loyos e Racz: un testimone che sostiene di aver visto i due romeni al parco della Caffarella il 14 febbraio, poco prima dell’aggressione. L’uomo, un medico dell’ospedale di Aprilia, ha fornito agli inquirenti una descrizione corrispondente degli indagati ancor prima che fossero arrestati, notando addirittura che a uno dei due, quello con la carnagione olivastra (Racz), mancavano gli incisivi superiori. La prova genetica, dunque, ha finito per pesare più di quella testimoniale.
Soddisfatto il legale di Racz, Lorenzo La Marca: «Ho concluso la mia arringa davanti al Riesame - dice - affermando che la revoca della misura cautelare era ed è un atto dovuto. Quindi noi confidavamo nei giudici e alla luce di questa decisione non possiamo fare altro che esprimere un apprezzamento e sostenere che il sistema giuridico e il codice penale funzionano e sono in grado di garantire in modo celere la revoca di provvedimenti che limitano la libertà».