Arresti convalidati, tensione in Tribunale

Per poco, fuori dal Tribunale, vengono di nuovo alle mani gli studenti dei collettivi di sinistra della Sapienza e i militanti di Forza Nuova, tutti a piazzale Clodio ieri per assistere al processo per direttissima ai sei fermati durante gli scontri di martedì pomeriggio all’università. Volano gli insulti, l’intervento della polizia evita che i due gruppi si avvicinino. È la terza volta in poche ore che i giovani dei collettivi si «accendono» per un nonulla, testimonianza di come gli animi siano esasperati. Basta solo che le due opposte fazioni si incontrino per caso in strada a far accendere la miccia di quella che sembra una polveriera in procinto di esplodere.
Il sit-in organizzato dai collettivi davanti all’ingresso della città giudiziaria si scioglie appena si sparge la notizia che i giovani scarcerati sono usciti da una delle porte secondarie. Il giudice monocratico Luciano Pugliese convalida il fermo per rissa aggravata dalle lesioni e dispone gli arresti domiciliari per Martin Avaro, Gabrile Acerra (entrambi di Forza Nuova) e per Emiliano Marini (dei collettivi). Tornano liberi, invece, Giuseppe Mercuri, Andrea Fiorucci e Federico Ranalli. Trattamenti diversi alla luce delle pendenze giudiziarie dei primi tre. Alla base della rissa, scrive il giudice nel provvedimento, ci sarebbero motivi di «odio politico» che potrebbero portare ad ulteriori scontri. Per tutti e sei, dunque, è «concreto il pericolo di reiterazione di analoghe condotte».
«Considero la misura un pochino dura in considerazione della non grave rilevanza obiettiva degli episodi e della dubbia dinamica», commenta l’avvocato Stefano Fiore, legale dei ragazzi di destra e fratello del leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. Ovviamente i fermati continuano a fornire versioni contrapposte, anche se il reato di rissa prevede una uguale responsabilità presunta per i partecipanti ed è difficile differenziare le posizioni. «Spetterà a noi - spiega l’avvocato Fiore - raccogliere le testimonianze e dimostrare che i miei assistiti si trovavano lì perché stavano andando ad un appuntamento con il preside di Lettere. Erano fermi in macchina, in via de Lollis, perché c’era traffico. Avaro era stato riconosciuto dai giovani di sinistra e per evitare l’aggressione e difendersi meglio lui e gli altri sono scesi dall’auto. Dalle foto si evince che l’aggressione è partita da altri». Dinamica del tutto diversa per l’avvocato Federica Falconi, uno dei legali dei ragazzi di sinistra: «Abbiamo buoni elementi che ci fanno pensare che l’accusa cadrà. Come unica testimonianza contro i miei assistiti è stata portata una sola foto sfocata da cui è impossibile capire chi aggredisce chi». In Tribunale c’è anche il leader di Forza Nuova, che prende apertamente le parti dei militanti della sua formazione politica: «Dalle foto della Digos e dalle indagini svolte - sostiene Fiore - emerge che i nostri ragazzi sono stati aggrediti da venti persone e quindi non si può ascrivere loro il possesso di mazze e di altri oggetti». Il processo è stato aggiornato al prossimo 2 luglio e in quella sede si saprà se La Sapienza, come annunciato ieri dal pro-rettore Luigi Frati, si costituirà parte civile: «L’Università ritiene di non dover assistere senza prendere posizione ad episodi, pur avvenuti all’esterno della città universitaria, che comunque hanno inciso pesantemente sulla vita accademica».
Polemica stroncata sul nascere, infine, quella sollevata da una dichiarazione di Fabio Nobile sulla presenza di Francesco Storace ieri a piazzale Clodio. «Una provocazione», secondo il segretario della federazione romana del Pdci. Secca la replica del segretario nazionale de La Destra: «Nobile si informi e scoprirà che il motivo per cui ero in Tribunale era semplicemente che dovevo fare il mio dovere in un processo che mi riguarda».