Arresto tra i bagnanti per fermare il terrore del «parroco buono»

I carabinieri nascosti negli armadi della sacrestia incastrano l’estorsore e lo inseguono nel borgo, pistole in pugno

(...) e così quando ieri si è saputo del rischio corso dal parroco di Monterosso un incubo ha scosso i carruggi e i vicoli dei borghi.
Poteva finire veramente male per da don Franco Di Bonito, il parroco di Monterosso al Mare delle chiesa di San Giovanni Battista. Un prete generoso, pronto ad aiutare chi aveva bisogno, che si è trovato davanti un uomo, armato di coltello, pronto a fargli del male, magari ad uccidere, per avere dei soldi. Dietro quell’arma, il volto di un giovane tunisino che don Franco aveva aiutato molte volte, dandogli i soldi per mangiare o per comprarsi le medicine. Don Franco ha passato una notte insonne, di travaglio, prima di denunciare la cosa hai carabinieri. Ma un conto è porgere l’altra guancia ed un altro permettere che un delinquente possa agire indisturbato, armato di un coltello, rapinando chi con generosità aiuta il prossimo. Questa è la storia che si è consumata a Monterosso, dove il parroco ha subito una vera e propria estorsione. Quando il sacerdote ha capito la pericolosità dell’uomo che aveva sempre aiutato con cristiana vocazione ha chiamato i carabinieri. I militari, con un vero e proprio blitz, lo hanno così catturato ed arrestato tra i turisti ed i bagnanti delle Cinque Terre.
Tutto era iniziato alcune settimane fa. Il delinquente, Radila Abdsatar, 29 anni, era stato aiutato più volte dal parroco. L’uomo due o tre volte aveva già chiesto soldi, sapendo che gli occorrevano per mangiare l’ecclesiastico gli aveva dato, in buona fede, il denaro. Così fu per altre volte, l’immigrato i soldi li aveva sempre ottenuti sino a quando, giovedì scorso, è tornato alla canonica per avere altri soldi, più soldi. Questa volta aveva raccontato che ne aveva bisogno perché gli necessitavano cure e medicine. Anche questa volta il parroco gli aveva dato un aiuto, prima 50 e poi 70 euro il secondo giorno. Ma i soldi al tunisino non bastavano ancora ed ha pensato di chiederli, o meglio prenderli, a don Franco che si era sempre dimostrato con lui, e con tutti i poveri bisognosi di aiuto, sempre molto caritatevole. Infatti lo straniero è tornato una terza volta alla canonica e ha affrontato il prelato con un grosso coltello minacciandolo di morte se non gli avesse consegnato 5.000 euro. Il parroco più sorpreso che spaventato, non avendo la possibilità di andare in banca in quanto chiusa, aveva detto al tunisino che glieli avrebbe dati il lunedì successivo una volta fatto un prelievo. Il tunisino si è convinto. Ha lasciato Monterosso dando appuntamento al sacerdote per l’indomani, con altre minacce. A questo punto il prete si è deciso a denunciare tutto al maresciallo Luciano Battoglia, comandante della stazione carabinieri di Monterosso al Mare. I militari già da lunedì mattina hanno presidiato ogni angolo attorno alla chiesa, una rete dalla quale difficilmente il tunisino, se fosse tornato come previsto, sarebbe riuscito a sfuggire. L’estorsore è infatti arrivato con il treno delle 12.39, ha raggiunto la canonica per consumare l’estorsione. Ma non sapeva che - proprio come in una puntata della fiction di Don Matteo - che dentro alcuni armadi della sacrestia, nei confessionali, erano nascosti i carabinieri che hanno visto e sentito tutto. È stato un attimo: presi i soldi in banconote di grosso taglio (chiaramente segnate) il tunisino se li è infilati sotto la maglietta ed è uscito. Ma fuori, tra i turisti ed i bagnanti del primo pomeriggio che già affollavano le Cinque Terre, c’erano altri carabinieri appostati. Appena il tunisino è uscito allo scoperto lo hanno immobilizzato a terra puntandogli in volto le pistole e disarmandolo. Qualcuno ha creduto che si trattasse di una scena di un film, ma era tutta realtà. Il tunisino, arrestato per estorsione, è adesso rinchiuso nel Carcere di Villa Andreino alla Spezia, scontata la convalida dell’arresto almeno con queste prove schiaccianti.