Arrighetti, una carriera col piede sull’acceleratore

Hanno avuto entrambi un debole per i fischietti, diciamo la verità. Da una parte gli arbitri di calcio, dall’altra i vigili urbani. Per questo Stefano Arrighetti, l’inventore del T-Red , dannato e furfantesco congegno, è già stato soprannominato il «Moggi dei semafori». E, con questa definizione, quando e se verranno acclarate le sue responsabilità, passerà probabilmente alla storia. Perché se è vero che gli arbitri certe volte e con certe squadre non fischiano anche se dovrebbero (storie dell’altro ieri, naturalmente) è altrettanto vero che i vigili, urbani o poco urbani, grazie al T-Red taroccato, e grazie al suo inventore, non avevano più bisogno di fischiare. Ecco perché andavano tutti così d’amore e d’accordo in tutt’Italia. Ed ecco perché nei guai sono finiti oltre sessanta comandanti di polizia municipale, sparsi in ottanta Comuni. Perché a punire e a far incassare denaro come una slot machine, ci pensava sempre e comunque quell’infernale accrocchio.
Sicuro. Come la multa, che puntualmente, quanto ingiustamente, ci sarebbe poi stata recapitata a casa. Leggete assieme a noi le meraviglie di questo aggeggio propagandate sul sito internet della Kria, l’azienda di cui Arrighetti è l’amministratore unico: «... T-Red è il più innovativo e completo sistema digitale di rilevazione delle infrazioni al passaggio con il rosso e di identificazione di veicoli tramite lettura della targa, già omologato dal ministero dei Trasporti ai sensi del Dpr 250/99 ... È certificato in Classe A con il 100 per cento di riconoscimento in tutte le prove previste dallo standard Uni 10772. T-Red è composto da un’unità di ripresa con doppia telecamera, si attiva solo durante la fase di rosso del semaforo per acquisire il filmato a colori del transito in infrazione e leggere ripetutamente, 50 volte al secondo, la targa del veicolo...».
Insomma trovarsi davanti al T-Red , come peraltro abbiamo scritto anche noi percorrendo l’Italia in lungo e in largo per l’inchiesta sullo stato delle nostre strade, era come mettere la testa sul ceppo in presenza del boia. A maggior ragione perché il T-Red - e qui sta la truffa che il giudice ha contestato ad Arrighetti - era omologato sì, ma solo per metà, al punto da non dare all’automobilista nemmeno il tempo tecnico di attraversare l’incrocio prima che scattasse il rosso. Eppure lui, classe 1963, diabolico padre del congegno, non fa parte della «Spectre», questo sembra accertato. Fino a ieri era per tutti solo e semplicemente un talentuoso ingegnere elettronico (laurea nel 1989 a Genova con una tesi sulle tecniche di imagining) nonché padre felice di una bimbetta di tre anni e marito esemplare della figlia di un commercialista molto noto a Seregno, Giuseppe Guelpa.
Come dire una vita di specchiata moralità (nemmeno una multa per essere passato con il rosso, per intenderci) e una carriera in ascesa: dai primi passi nel 1990, sempre a Genova, alla Elsag Bailey, già del gruppo Finmeccanica, specializzata nella strumentazione per il controllo e l’automazione di sistemi via computer, poi, sette anni dopo il trasloco dalla Liguria alla Brianza della sua fortuna.
Diventa responsabile del laboratorio di ricerca e sviluppo della Comerson di Carate, leader nei sistemi di videosorveglianza. Ma nel frattempo siede anche a pieno titolo, grazie all’esperienza maturata sul campo, nel Cda del «Consorzio Milano Ricerche». Prima di dar corpo e anima nel 2002 alla sua creatura, la Kria, trova il modo di tornare a frequentare le università milanesi per offrire consulenza nelle tesi a parecchi laureandi. Con la Kria, sei dipendenti, sede a Desio, nel Polo industriale della Brianza, l’area ex Autobianchi, si lancia in proprio nel variegato arcipelago degli appalti pubblici. Ma per raggiungere il successo forse ha pigiato un po’ troppo sull’acceleratore. E così, adesso che ha saltato anche lui il giallo, non gli resta che diventar rosso. Dalla vergogna.
(ha collaborato Franco Sala)