"Arriva Azouz il matto" Olindo e Rosa ridono

Decifrati i colloqui in aula dei due imputati di Erba: commentano l’udienza come se fossero spettatori. L’avvocato: "Per loro è un’occasione per stare insieme"

Como - «Ma quello lì ha scioccato tutti, è fuori. È matto, è matto, è matto, è andato proprio». Istruttiva, a volte, la lettura del labiale. Il matto, nel caso specifico è o, meglio sarebbe, Azouz Marzouk. Diciamo «sarebbe» perché l'autorevole parere sulla tenuta mentale del marito di Raffaella Castagna, nonché padre del piccolo Youssef, trucidati nella strage di Erba, arriva da Olindo e Rosa che di quella strage sono imputati. È sicuramente la frase più significativa tra quelle affiorate sulle loro labbra nelle ore trascorse insieme nell'aula di Corte d'assise, martedì e mercoledì nelle prime udienze. Che sono state tradotte e decodificate da un esperto cui il tiggì di Italia 1, Studio Aperto (che ha proposto il servizio nell'edizione di ieri delle 12,25) si è affidato per carpire le confidenze e i commenti della coppia. La seconda frase decodificata, frutto di chissà quale considerazione precedente fra i due, è una sorta di raccomandazione che Olindo rivolge a Rosa: «Eh no bimba, tu sei l'imputato, sai, il giudice può accusarti». Poi la terza. Più che una frase uno spot a favore del medesimo tiggì: «Lui è quello è quello che fa gli annunci a Italia 1, brava, brava quello che fa gli annunci a Italia 1 si è quello» dice Olindo a Rosa riferendosi al giornalista di Mediaset che si aggira fuori dalla gabbia.

La quarta frase l'aggiungiamo noi, senza alcun bisogno del decodificatore labiale perché, vicini come eravamo alla gabbia, l'abbiamo ascoltata in diretta. È accompagnata da un, apparentemente, inspiegabile scatto di Olindo. L'uomo ritrae, infatti, improvvisamente la mano che Rosa gli sta accarezzando e le ripete due volte: «No, dai, così mi fai male, ahi. Mi fai male, no dai». Evidentemente è stata qualcosa di più di una dolce carezza, oppure la manona di Olindo, dopo un anno di detenzione è diventata particolarmente sensibile. Detto questo resta da aggiungere che la coppia più studiata e osservata d'Italia non solo ha passato il tempo in gabbia, mano nella mano, come se stesse posando per un ritratto rivisitato dei due fidanzatini di Peynet che qualcuno si ostina a voler dipingere. Ma ha anche pensato bene di scambiarsi battute e di mettersi a sghignazzare. Sì, avete letto bene: sghignazzare, come documentano le immagini che pubblichiamo. Sghignazzare, per esempio, mentre in aula sfilano i primi testimoni e comincia a comporsi il mosaico di quella sera agghiacciante, di quella strage assurda.

E ancora a scambiarsi battute, riteniamo divertenti, viste le loro risate, mentre il pm Astori, con dovizia di particolari e anche di immagini che, per la loro crudezza, vengono giustamente negate al pubblico, descrive come sono stati trovati i cadaveri di Raffaella, di sua madre e del piccolo Youssef. Rosa e Olindo non si perderanno nessuna udienza. «D'altra parte per loro - sostiene l'avvocato Enzo Pacia, il più navigato dei tre legali che si fanno carico di difenderli -, venire alle udienze è l'occasione per stare insieme diverse ore e scambiarsi tenerezze. Lei non lo farebbe?». Chiede, non si sa bene a chi, l'avvocato di lungo corso. Lasciando appesa una domanda tanto impegnativa nell'aria umida di Como.