Arriva un bastimento di novità su Oriana Dalle foto a New York a suoi pezzi di «nera»

In attesa della biografia ufficiale di Oriana Fallaci, in complessa gestazione presso Rizzoli vista la mole di documenti da studiare, ecco qualche novità libraria in arrivo più o meno in coincidenza con il quinto anniversario della morte della scrittrice (15 settembre 2006). Bur prepara Intervista con Oriana, libro e dvd. Appetitoso quest’ultimo, con materiale poco visto (tra le curiosità c’è un filmato del 1961 in cui Ugo Zatterin, papà del giornalismo televisivo, cerca di far saltare la mosca al naso alla Fallaci in occasione dell’uscita de Il sesso inutile). Nel docufilm Oltre la rabbia e l’orgoglio, prodotto da La storia siamo noi di Giovanni Minoli, una serie di filmati originali ripercorre la carriera della Fallaci. Le prime interviste, i reportage dal Vietnam, da Beirut, la scoperta e la battaglia contro il cancro illustrano il profilo di una grande giornalista. Nei contenuti extra sono proposte le interviste in cui la Fallaci racconta le nuove sfide e i libri che la assorbivano, fra cui quella del 1965 in cui parla del periodo trascorso alla Nasa.
Da avere è Oriana Fallaci in New York. Una storia d’orgoglio (Sperling&Kupfer) di Gianni Minischetti. Il fotografo, che aveva conosciuto Oriana nel 1991, aveva realizzato un reportage con immagini bellissime di Oriana a New York (la più famosa, davanti al ponte di Brooklyn con le Twin Towers alle spalle, fu utilizzata dal Corriere della Sera per illustrare La rabbia e l’orgoglio). L’insieme è eccezionale, e ci sono molti scatti inediti: si capisce da dove scaturissero la rabbia e l’orgoglio dopo l’attacco dell’11 settembre, cioè da una fortissima identificazione con l’America, e con la Grande Mela in particolare. Fu l’ultima volta che Oriana accettò di posare per un fotografo e per l’occasione aprì anche le porte (solitamente ben chiuse) della sua casa di New York.
In edicola in questi giorni si può trovare l’ultimo numero dell’Europeo, intitolato Assassini seriali. Quando il crimine è hard. Ci sono articoli, fra gli altri, di Tommaso Besozzi e Fernanda Pivano. E soprattutto sei reportage firmati per l’allora settimanale dalla Fallaci negli anni 1954-1955. Difficile non rimanerne colpiti: sono tecnicamente racconti, le famose cinque w (who, what, when, where, why) del giornalismo anglosassone c’entrano come i cavoli a merenda e oggi forse stenterebbero a trovare spazio perché troppo letterari. Sono quasi tutte storie minime, di provincia, in cui la Fallaci intravede (e qualche volta mette perfettamente a fuoco) il «romanzo». Onore al merito di chi le ha scritte. Ma anche di chi le ha pubblicate.