Arriva il chiarimento del capo dello Stato: resto imparziale, non entro nei giochi

RomaUna smentita? No, neanche a parlarne. Una precisazione? Neppure, perché «le perplessità» del Colle sulla formulazione del Lodo Alfano restano tutte. Quello che si può fare, come il capo dello Stato dice in mattinata a un preoccupato Gianni Letta, è una piccola messa a punto, una riduzione dell’impatto, «un chiarimento» sulle intenzioni, un atto insomma che faccia vedere che Giorgio Napolitano non è poi così contrario allo scudo.
E infatti nel pomeriggio, prima di partire per la Cina dove resterà una settimana lasciando lo scettro al supplente Renato Schifani, il presidente fa uscire una nota ufficiosa per spiegare la sua posizione. Il capo dello Stato, si legge, ha soltanto «ritenuto di dover manifestare le sue profonde perplessità su un punto specifico, tale da incidere sullo status del presidente della Repubblica». Quanto poi «alle soggettive interpretazioni sul contenuto» e «le conseguenze politiche che taluni annunciano di volerne trarre», queste sono «del tutte estranee agli intendimenti del Quirinale, sempre volti a favorire con la massima imparzialità la correttezza e la continuità della vita istituzionale».
Continuità è forse la parola chiave di questo comunicato: significa, in soldoni, che Napolitano non sta brigando né facendo giochetti di sponda con Fini o altri per far cadere Berlusconi. Sbagliano perciò quelli che «traggono conseguenze politiche» da una lettera che voleva solo difendere delle prerogative stabilite dalla Costituzione. Ma ovviamente la nota quirinalizia ha anche un valore di compensazione: se venerdì, sostanzialmente, ha detto al premier di farsi pure il suo scudo ma senza ripararsi dietro al Colle, perché il testo «riduce l’indipendenza» del capo dello Stato, adesso Napolitano avverte le opposizioni interne e esterne: non copro il Cavaliere ma nemmeno le vostre manovre, mi interessa solo la stabilità.
Il Colle dunque, dopo essersi reso conto dell’impatto politico-mediatico della lettera a Vizzini, ha deciso di correggere il tono, ammettendo indirettamente un errore di comunicazione: scrivere al presidente della commissione Affari costituzionali del Senato è, al di là delle intenzioni, un atto irrituale e politicamente forte. Non corregge invece il senso delle obiezioni al Lodo. Napolitano non si oppone a un provvedimento che tuteli le alte cariche della Repubblica e ha apprezzato la scelta della maggioranza di procedere con un percorso costituzionale. In più, considera un «inutile polverone» quello che si è alzato sulla retroattività dello scudo: la decisione di sospendere i processi per i fatto antecedenti all’assunzione della carica, oltre ad essere già nota, è pure indispensabile perché lo strumento funzioni. Non avviene così anche in Francia?
Quello che invece al capo dello Stato non va proprio giù è l’introduzione di una «sindacabilità» del presidente della Repubblica in maniera diversa da quella regolata dalla Carta. Lo scudo, questo è il ragionamento, serve ad altri, non al Colle che è già adeguatamente tutelato. Napolitano comunque, nella lettera a Vizzini, suggerisce anche la via per uscire dal pantano: eliminare il voto a maggioranza semplice del Parlamento. Altro nodo da sciogliere, la reiterabilità del provvedimento: quante volte può scattare lo scudo?
Pontieri al lavoro mentre l’aereo presidenziale vola per Pechino portando per sette giorni Napolitano lontano dall’epicentro polemico. Restano i dubbi sul mezzo scelto per manifestare le sue contrarietà: a palla in movimento, la forma della lettera risulta sicuramente inusuale e invasiva. Ma dal Colle fanno notare che il Lodo Alfano è una legge costituzionale e che non può quindi essere rimandata alle Camere. In questo caso la possibilità di un giudizio a posteriori da parte del presidente è quasi nulla. E non potendo parlare dopo, lo ha fatto prima.