Arriva la generazione anni ’80: il centrodestra avvia il ricambio

Crescono le adesioni nei movimenti giovanili della Cdl: 60mila nei junior di Forza Italia, 40mila in An, 3mila nella Lega

Fabrizio de Feo

da Roma

Il vecchio detto vale sempre: «Se non ti occupi di politica è la politica che si occupa di te». E per molto tempo quella che qualcuno ha definito una «cover generation», priva di coraggio e poco incline ad assumersi responsabilità individuali, si è mossa ai margini dell’impegno politico. Un disturbo, quello dell’allergia alla partecipazione, diffuso soprattutto tra i giovani del centrodestra, meno inscatolati dentro il recinto ideologico rispetto ai loro omologhi di sinistra e oltretutto cresciuti politicamente negli anni di Tangentopoli, con i giudici impegnati a mettere in carcere i politici in una grande caccia alle streghe collettiva.
Una stagione che ha spinto molti dei ragazzi degli anni ’70 e ’80 a guardare ai partiti con spietata lucidità, spesso confondendo bene comune e interesse personale, governo e oligarchia, servizio per gli altri e carriera politica. Con la conseguenza di sguarnire le fila dei movimenti giovanili e convincere molti ragazzi a rimanere coscientemente fuori da una certa maniera di fare politica, magari indirizzando la propria voglia di impegno verso il volontariato, l’associazionismo o i movimenti ecclesiastici.
La politica, insomma, ha rischiato di restare disoccupata. Da qualche anno, però, la tendenza sembra essersi invertita. E i partiti sembrano essere tornati ad essere veri e propri poli di attrazione per i giovani di centrodestra in tutte le varie accezioni: dal cattolico osservante, al liberale puro, al «militante identitario» della destra o al combattente per la libertà della Padania. Avviene così che tutti i movimenti giovanili dichiarino adesioni in crescita, da Forza Italia Giovani con i suoi 50-60mila iscritti ad Azione Giovani (gli junior di An) con i suoi 40mila iscritti; dagli under 30 dell’Udc, 25mila iscritti e un buon risultato alle ultime elezioni universitarie, tutti felici di essere definiti «neo-dc» e orgogliosi di essere eredi della Balena bianca. Fino ai Giovani Padani, circa 3.000 di cui 1.550 nella sola Lombardia, espressione della Lega, movimento in tumultuosa crescita capace di sfornare a ogni tornata elettorale nuovi parlamentari, consiglieri regionali e comunali. Non a caso la Lega a Montecitorio è di gran lunga il gruppo parlamentare più giovane.
È quindi un luogo comune l’assunto secondo cui i giovani del centrodestra non manifestano desiderio di partecipazione politica. I militanti, infatti, sono in crescita anche se, come conferma il risultato delle Politiche del 9 e 10 aprile, la componente dell’elettorato «under 24» è risultata decisiva per la vittoria dell’Unione. Alla prova dei fatti vacilla - almeno in parte - anche un altro falso mito: quello che nella Cdl gli anziani restino in trincea in eterno relegando ai margini i più giovani. Il Rapporto Eurispes 2004 rileva, ad esempio, che la Sicilia - governata dal centrodestra - è l’amministrazione regionale più giovane d’Italia. Secondo il rapporto risulta che sono le coalizioni di centrodestra ad aprirsi di più ai giovani: 11,6% contro il 10,3% di quelle di centrosinistra; 13,4% è la percentuale di giovani nelle giunte di centrodestra, 6,3% sul fronte opposto.
C’è un altro segnale importante di cui tenere conto e che è figlio di questa legislatura: i massimi dirigenti delle organizzazioni giovanili di Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega siedono tutti in Parlamento. Per gli azzurri c’è Simone Baldelli, che taglia il traguardo parlamentare a 34 anni, dopo essere stato a 27 anni il più giovane membro del consiglio regionale nella storia della Regione Lazio. Per la Lega c’è Paolo Grimoldi, 30 anni, leader del Movimento federale dei giovani padani, in politica da quando aveva 16 anni. E poi il caso più eclatante: quello di Giorgia Meloni, 29 anni, presidente di Azione giovani, «la ragazza della Garbatella» come si autodefinisce, scelta da Gianfranco Fini come vicepresidente della Camera. Una matricola in vetta a Montecitorio, insomma, iscritta da quando aveva 15 anni al Fronte della Gioventù. Una nomina simbolica che rappresenta un doppio omaggio tanto verso il mondo femminile, quanto verso quell’universo giovanile della destra, tumultuoso, vero e in perenne fermento.
Il centrodestra, insomma, nella rappresentanza giovanile non è all’anno zero. E riesce, magari non in maniera sistematica ma piuttosto con alcune intuizioni interessanti, a passare dalle parole ai fatti. Un altro esempio? Forza Italia che vanta tre coordinatori regionali «under 40» come Raffaele Fitto in Puglia, Maria Stella Gelmini in Lombardia e Angelino Alfano in Sicilia, ovvero in regioni strategiche e decisive per le sorti elettorali della Casa delle libertà.
I movimenti giovanili del centrodestra, però, pur senza accendere polemiche verso i loro «superiori», sollevano qualche perplessità sulla nuova legge elettorale. «Non è la lotta che fa il vincitore, ma semplicemente la decisione presa da qualcun altro» dice un giovane militante centrista. «Con un “vero” proporzionale un giovane, ottenuta la candidatura, poteva, se non vincere, misurare le proprie forze, garantendo consensi a sé e al partito. Oggi la possibilità di vittoria sta tutta in mani altrui e le nuove leve fanno fatica a dimostrare la loro capacità politica». Largo ai giovani, insomma, ma a condizione che siano messi nelle condizioni di raggiungere il traguardo da soli. Senza regali di nessuno.
(1.Continua)