Arriva in Italia il mini robot che imita i gesti di un feto

Creato dall’Università di Tokyo, sarà in grado di curare gravi malattie. Simulati al computer i movimenti all’interno del liquido amniotico

Robot davvero utili per la scienza e l’uomo o robot creati semplicemente per stupire?
La domanda si ripropone dinanzi all’ormai numerosa famiglia degli automi riunita a Roma per l’Icra 2007, la conferenza internazionale di robotica e automazione che periodicamente fa il punto sulla cyborg-generation di tutto il mondo. Puntare su annunci choc diventa inevitabile, sia per ragioni di marketing, sia per motivi di immagine. Notizie da prendere con le molle come quella del primo «mini-robot in grado di simulare i movimenti del feto».
Prodotto dall’università di Tokyio, ieri è stato presentato anche in Italia: «Grazie a lui potremo studiare con un dettaglio senza precedenti lo sviluppo del feto e la sua capacità di controllare i movimenti, riuscendo forse a curare gravi malattie». Il feto-robot partorito dall’équipe del professor Yasuo Kuniyoshi è una delle novità della rassegna organizzata dalla Società internazionale di robotica e automazione (Ieee) e testimonia come neuroscienze e robotica siano ormai strettamente intrecciate: l’ultimo nato è proprio questo micro robot dall’aspetto umanoide in stato fetale e la sua simulazione di movimento nel liquido amniotico è stata ottenuta al computer.
«L’obiettivo è analizzare come si sviluppa la capacità del feto di controllare i movimenti - ha osservato Paolo Dario, esperto di robotica e neuroscienze della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -. In questo modo i ricercatori hanno a disposizione un modello efficiente per studiare un comportamento complesso senza dover ricorrere agli animali».
Un altro robot messo a punto in Italia viene utilizzato per studiare come funzionano i cosiddetti neuroni-specchio, identificati negli anni Novanta dall’italiano Giacomo Rizzolatti, dell’università di Parma: lo ha costruito il gruppo di Giulio Sandini, del dipartimento di Informatica dell’università di Genova, uno dei padri del RobotCub, il cucciolo androide dall’aspetto di un bambino di 3 anni che l’università di Genova sta sviluppando con un gruppo di università europee e con l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit).
Altri robot aiutano a studiare l’evoluzione del movimento imitando organismi primitivi: dopo il robot-salamandra costruito con il Politecnico di Losanna, il gruppo di Dario progetta un robot-lampreda: «Permette di capire come il cervello di organismi semplici controlla i movimenti tridimensionali nell’acqua o i salti come quelli dei salmoni».
Per il professor Dario non ci sono dubbi: «La neuro-robotica sta avendo un’accelerazione impressionante. Per decenni le neuroscienze e la robotica si sono evolute in modo indipendente, ma negli ultimi anni si sono incontrate e ora stanno affrontando problematiche comuni». Da un lato le neuroscienze si propongono di capire come funziona il cervello umano e dall’altro i robot diventano sempre più importanti per capire come funziona il cervello.
Conoscenza, ma non solo: sono tante le applicazioni al servizio della salute. Tra le ultime arrivate, la mano artificiale messa a punto dal gruppo di Maria Chiara Carrozza, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: «La novità è nel fatto che la mano è comandata direttamente dal cervello attraverso le terminazioni nervose e viene così percepita come parte integrante dell’organismo».
Non mancherà il solito show di Asimo, il mitico robot targato Honda, che da anni sfoggia un repertorio sempre più all’avanguardia a base di mosse e mossette e poi ringrazia con voce di bimbo appena cresciuto; spettacoli ripetuti decine di volte e che - ci piace immaginarlo - rattristano perfino il cuore di questo piccolo grande miracolo cibernetico: resta infatti un abisso tra ciò che la maggior parte dei robot si spera possano diventare in futuro e ciò che sono invece le loro attuali potenzialità.
«Il mondo dei robot» rimane, per il momento, solo il titolo di un bel film.