Arriva il nostro Dream Team

Va in pedana la scherma, con la Vezzali che lunedì guiderà le nostre fiorettiste: "Ad Atene ci hanno scippato cancellando la gara a squadre, qui ci prenderemo la rivincita. E poi mi butterò in politica". Granbassi:"I numeri ce li abbiamo, basta solo tornare a rendere come una volta"

Pechino - Un mondo un sogno, ovvero: «one world, one dream». Sta scritto su tutti i poster e i muri della città. I nostri ospiti lo dicono, lo ripetono, ma non lo pensano. Perché da queste parti non si capisce se «one world» sia il mondo unito e tondo altresì detto pianeta terra, o il mondo cinese immuragliato e difeso e censurato. Fatto sta, la parola dream è di moda, tanto più dopo l’arrivo del mitico dream team del basket a stelle e strisce depositario del copyright sul tema.

«Per la verità», alzano la manina le nostre ragazze della scherma, «siamo un po’ dream anche noi. O meglio: lo eravamo, ci temevano tutti, per cui la nostra missione cinese è di tornare ad esserlo». Valentina Vezzali, campionessa in carica, Margherita Granbassi, trionfatrice ai mondiale 2006 proprio battendo Valentina, Giovanna Trillini, sempre a podio nelle ultime quattro edizioni con sette medaglie in tasca, e Ilaria Salvatori, riserva, se ne stanno nel loro alloggio con camere divise in attesa di andare alla cerimonia inaugurale. Giovanna scappa, si muove, si sposta sembra inaccessibile, Valentina è la più ordinata e precisa. Aveva detto alle 15 e trenta e alla tal ora si fa trovare pronta. «È vero - dice - fino al 2004 eravamo praticamente invincibili come fioretto a squadre, poi è arrivata quella decisione alla vigilia delle olimpiadi di Atene, quando fu stabilita l’alternanza ai Giochi del fioretto a squadre maschile e femminile. Fu una batosta non poter gareggiare ad Atene, eravamo fortissime, per cui questa è la nostra rivincita».

Spunta Margherita. «Io ci credo, credo che potremmo di nuovo essere un dream team, a livello individuale, i numeri per riuscirci ce li abbiamo, dobbiamo solo tornare a rendere come allora. E io ho un motivo in più: Atene, quella mancata a livello di squadra, quella dove non ci fu permesso di lottare come team, era la mia prima olimpiade. Mi è rimasta qui...» e scherza: «Più che un dream team, quell’esperienza fu qualcosa che restò un sogno, cioè non si realizzò, non divenne mai realtà. Per questo ci tengo così tanto».

Finalmente la Trillini. Facendo di conto, lei e Valentina sono molto dream e molto squadra pur essendo noto, come dire, il loro non proprio enorme feeling personale. In due fanno 100 vittorie in coppa del mondo (61 Valentina, 39 lei). E Giovanna aggiunge, energica come sempre, quasi sillabando la frase per scolpirla bene in mente a tutti: «Siamo stati un dream team fino a Sydney, a livello olimpico, e fino al 2004 in generale, poi è arrivata la batosta regolamentare prima di Atene e la grande delusione. Forse per quanto accaduto all’ora, abbiamo cominciato a prendere qualche schiaffo di troppo. Quest’ultima stagione è stata soprattutto un incubo. Abbiamo l’occasione per uscirne».

E questo alla voce fioretto a squadre. Ma le ragazze del fioretto sono molto dream anche a livello individuale. La prova è fissata per lunedì, per Valentina potrebbe essere l’ultimo palcoscenico olimpico, perché non è mica così chiaro che cosa farà da grande. Lei non si sbilancia, «non so dire se sarà la mia ultima olimpiade, di certo mio marito e il piccolo mi mancano tantissimo, vacillo quando penso a tutto il tempo passato fuori per allenarmi e gareggiare, però ho deciso che appena rientrerò dai Giochi ci siederemo intorno a un tavolo a riflettere sul da farsi in futuro... Cosa potrei fare un giorno? Mi piacerebbe entrare in politica, sento che con tutta l’esperienza di questi anni potrei dare un buon contributo, soprattutto per lo sport nel nostro Paese».

Dunque, punta apertamente all’oro come l’amica-nemica Trillini punta apertamente a complicarle la vita. «Ad Atene quando persi in finale proprio contro di lei – ricorda -, fui contenta lo stesso per l’argento». E la riserva? La riserva che dice? «Dice che voglio dare il mio contributo, voglio imparare dal dream team, da queste campionesse incredibili, ma soprattutto – precisa e tocca ferro Ilaria Salvatori -, voglio che il mio contributo in gara non sia figlio di un problema fisico delle mie compagne».

C’è chi sogna l’oro, chi l’argento, l’Italia sogna con queste ragazze e intanto sbircia il vero Dream team Nba. E le signore del fioretto non se ne abbiano.