Arriva il pace-maker ricaricabile: basta dolori e interventi chirurgici

Oggi la prima operazione in Italia per installare il dispositivo, che sarà alimentato per radiofrequenza: addio a pile e fili

Marisa de Moliner

Per la prima volta in Italia a Milano è stato impiantato un «pace-maker» eterno antidolore. Un dispositivo che oggi dovrebbe finalmente porre fine al calvario di un cinquantottenne di Lecce che da ben diciott'anni convive con un dolore atroce. Assolutamente resistente ai farmaci e alle terapie più svariate. L'operazione cui verrà sottoposto questa mattina è l'ennesimo tentativo di trovare sollievo. Il paziente pugliese conta che sia anche l'ultimo. È fiducioso per quanto gli hanno prospettato i medici del reparto di neurochirurgia del Besta. Ancora due sacrifici, precisamente l'intervento chirurgico e i 30-60 giorni d'attesa perché l'elettrostimolatore faccia il suo effetto, e L.P potrà trovare un po' di tregua a quei dolori lancinanti che gli assalgono le gambe. Dolori che sono la conseguenza di un'operazione all'uretra. E così oltre ai dolori il paziente pugliese dirà addio ai continui viaggi tra Lecce e Milano. In questi anni ha dovuto sobbarcarsene davvero tanti: meta l'ospedale San Raffaele. Basti pensare che nel ’94 ha dovuto farsi impiantare una pompa che rilasciava farmaci (tolta non più tardi di sette mesi dopo) e che nel ’96 gli è stato impiantato un elettrostimolatore espiantatogli più volte per ricaricarlo.
Il viaggio che lo ha portato giovedì scorso al Besta dovrebbe essere l'ultimo. Non dovrà più farsi espiantare e reimpiantare l'elettrostimolatore antidolorifico per ricaricarlo. Potrà farlo da solo posizionando sulla pelle l'apposito caricabatterie. «È questo, infatti, il vantaggio maggiore del nuovo dispositivo - spiega Ivano Dones, il neurochirurgo dell'istituto di via Celoria che lo ha in cura - l'altro beneficio importante è che l'elettrostimolatore impiantatogli oggi, grazie a un campo magnetico di ampie dimensioni, permette un'intensità di risposta mirata nelle varie zone doloranti». Questo il risultato cui porterà l'operazione di questa mattina «che, praticata in anestesia generale, durerà un'ora circa», come precisa il dottor Dones. Al paziente vengono impiantati sotto la pelle di un fianco l'elettristimolatore, piccolo e di forma ovale, e un elettrodo di 4 millimetri per 4 centimetri a livello epidurale dorsale nella parte posteriore del midollo che è quella deputata alla trasmissione degli impulsi della sensibilità. Il paziente non deve temere scosse elettriche che provochino movimenti anomali». L.P. dovrà soltanto dimostrarsi paziente di nome e di fatto. «Perché l'elettrostimolatore che sarà acceso soltanto all'indomani dell'operazione- spiega il neurochirurgo - e gli farà avvertire delle correnti elettriche dove ha dolore, impiegherà un mese o due a eliminarglielo». Nel frattempo il cinquantottenne leccese dovrà continuare a cercare sollievo nei farmaci non steroidei e negli oppiacei. «Trenta o sessanta giorni si possono aspettare - commenta L.P.- ho sofferto talmente tanto tempo!». Adesso spera soltanto che finisca una volta per tutte l'odissea che gli ha rovinato la vita. Non solo perché lo ha fatto soffrire molto, ma anche perché gli ha impedito di lavorare. «Avevo un'impresa di costruzioni- racconta - che ho dovuto chiudere. Per i dolori alla gamba non riuscivo più a camminare». Ancora un po' di pazienza e tra un paio di mesi dovrebbe riuscire a muoversi senza lamentarsi per i dolori.