Arriva il Parkour lo sport estremo amato dai giovani

Valeria Arnaldi

Fluidità e precisione, sono queste le parole chiave dell’ultimo arrivato tra gli sport estremi: il Parkour, dal francese «percorso», una corsa a ostacoli, tra le barriere dell’architettura metropolitana, che ha già conquistato i romani tra i 16 ed i 30 anni. Forte del loro entusiasmo, Roma si candida a diventare capitale di questa disciplina sportiva. Si terrà qui, infatti, oggi, nei giardini di largo Angiolillo, all’interno della manifestazione «Roma Hip-Hop Parade», il primo raduno nazionale di Parkour, che riunirà nella capitale da tutta Italia, 50 traceur - questo il nome degli sportivi - e molti curiosi.
«Il parkour - spiega Stefano Pulcini, 24 anni, romano, presidente dell’associazione Parkour.it - è un’arte più che uno sport. Chi lo pratica vuole mettersi alla prova, superando i propri limiti nel rispetto del corpo». Tradotto in regole questo significa che qualunque spazio e qualunque momento possono servire ai traceur per iniziare una gara con se stessi.
Nata nelle periferie parigine circa quindici anni fa, la disciplina è arrivata solo quest’anno in Italia, con un bagaglio molto ampio di tecniche per saltare, arrampicarsi, scalare, fare capriole, salti mortali, stare in bilico sulle ringhiere come gatti e, perfino, camminare per pochi istanti su una parete. Sono questi, infatti, alcuni degli spettacolari esercizi del Parkour, una sorta di skateboard senza tavola, da praticare all’aperto, che sia in un parco o nel cuore della città.
Il raduno inizia ufficialmente alle 17, ma già dalle 10, il parco di Villa Ada sarà a disposizione dei traceur che vorranno allenarsi con Sebastien Foucan, coideatore dello sport, un vero mentore per gli appassionati. La manifestazione si svolgerà nel tardo pomeriggio a largo Angiolillo, con esibizioni e lezioni di parkour, di basket free style e, per concludere, alle 21, un concerto rap, anticipato dall’inno ufficiale del Parkour scritto da Laohu, nome d’arte di uno dei «capi» del gruppo romano. «Le lezioni sono riservate ai maggiorenni - prosegue Pulcini - d’altronde, lo sport è pericoloso, se non lo si conosce bene, e, soprattutto, se non si comprende che va praticato con cautela, prendendosi tutto il tempo necessario per impararne le figure. Gli adolescenti corrono il rischio di farsi male, proprio perché mettono troppa energia nell’allenamento. Ai danni immediati, piccoli strappi che alla nostra età possono sembrare poco importanti, si aggiungono gli effetti sul lungo periodo. Tendini, muscoli ed articolazioni possono risentire di questo tipo di esercizi, anche dopo molti anni».
Fino a oggi, i giovani romani che volevano apprendere le tecniche del parkour - non esistono manuali, anzi, è accordo tacito che ognuno debba inventare il proprio stile - erano costretti ad allenarsi in gruppi, le crew, per imitare i più esperti. Da settembre, però, prenderanno il via corsi, in cui equilibrio, acrobazia, stretching, atletica e free falling- tecniche di caduta - saranno insegnati da maestri del Coni e dello Iusm e, per gli «atterraggi», da stuntmen rubati ai set cinematografici. Per chi volesse provare ma senza rischi, la soluzione è il computer: in autunno, infatti, questo sport diventerà un videogioco per Playstation. «Il raduno sarà un momento promozionale per trovare aspiranti traceur - conclude Stefano Pulcini. Soprattutto, cerchiamo ragazze. In Italia, ce ne sono solo tre, delle quali due a Roma».

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