Arriva Preziosi per dare la carica

Ribadito che per me la Sampdoria titolare di Mazzarri (Castellazzi; Campagnaro, Gastaldello, Accardi; Maggio, Sammarco, Palombo, Franceschini, Pieri; Bellucci, Cassano) è potenzialmente squadra da 6° posto, confesso che intimamente pensavo che la Sampdoria priva del decisivo apporto di Cassano in aggiunta a talune pedine fondamentali come Campagnaro Accardi e Bellucci non avrebbe potuto globalmente raccogliere più di 5 punti nelle 5 partite orfane del Genio di Bari, facendosi via via da parte al sopraggiungere di Palermo, Atalanta, Lazio e Napoli.
Registrato che dopo Parma siamo già a quota 3, è dunque probabile che - per fortuna - io mi sia clamorosamente sbagliato, sottovalutando circostanze che nel caso specifico si sono rivelate basilari. Col senno di poi, dico dell'insperato recupero anticipato dell'imprescindibile Accardi; del prezioso ruolo tecnico-tattico-agonistico di cui si sta facendo padronalmente sontuoso Palombo; della crescente autostima dello straripante Maggio, retaggio del vittorioso gol messo a segno nel derby; dello scatto d'orgoglio di Bonazzoli faticosamente impegnato a ritrovare un soddisfacente grado di forma; dell'indomabile spirto guerrier - uno per tutti, tutti per uno - di cui Mazzarri è riuscito a permeare uno spogliatoio di «bravi ragazzi»; dell'accidentale debolezza di un Parma paradossalmente ricco di valori affastellati dalla cintola in su ma probabilmente non diretto in modo acconcio.
Ciò detto per doverosa onestà intellettuale, proprio per via della pochezza opposta dal Parma mi permetto tuttavia di raccomandare all'ambiente blucerchiato in genere e ai «bravi ragazzi» in particolare (a Mazzarri non serve!) di mantenere il livello d'attenzione costantemente alto. Visto che si è già ufficialmente salvi a undici tappe dal traguardo, crogiolarsi nel 7° posto a un punto dall'Udinese come se il biglietto per l'Uefa fosse già in tasca sarebbe imperdonabile. Intervallati da una trasferta blucerchiata a San Siro che s'annuncia proibitiva contro un Diavolo in tanto alla rincorsa dell'imprescindibile Champion's League in quanto cocentemente escluso da quella precedente, verranno a Marassi Catania e Cagliari con l'acqua alla gola e sarà il caso di prenderli con le pinze. Poi si andrà ad Empoli e ci vorrà l'elmetto…
Voglio dire: sarebbe un peccato non tesaurizzare da buone formichine il successo di Parma. Sarà meglio guardarsi insomma da un ingiustificato eccesso di fiducia. Tanto più che in anticipo su Cassano rientreranno a dare sostanziosamente una mano Bellucci e Campagnaro; e che dopo Empoli (Sampdoria-Livorno) avremo il piacere di rivedere all'opera il Matto Sublime.
Sarebbe parimenti un peccato se il Genoa di Gasperini s'intristisse eccessivamente per la sconfitta patita con la Juve, maturata esclusivamente sul piano fisico (a partire dalla coppia Legrottaglie-Chiellini contro un menomato Borriello) e risoltasi con due fiammate del redivivo Grygera, perché quanto a gioco, grazie alla perfetta combinazione Milanetto-Konko in cabina di regia, era stato anzi il Grifo a farsi preferire. Il problema di base del buon Genoa targato Gasperini consiste nella «coperta corta». E attenzione: non tanto in difesa e nemmeno a centrocampo, dove comunque si è saputo ovviare soddisfacentemente pure a defezioni importanti quali quelle di Santos e Bovo, Paro e Juric, quanto all'attacco.
I 16 gol di Borriello sono una cosa grande, ma unica. Per trovare un altro po' di Grifone nella classifica dei cannonieri bisogna scendere a quota 3 (Sculli e Leon). Francamente si tratta di una miseria assoluta, alla verifica di 27 partite giocate. È ampiamente acclarato che non esiste in organico un degno compagno di merende per Borriello. Per lottare con concreta speranza per un posto in Uefa occorreva reperirlo sul mercato di gennaio. Lo rilevo per puro dovere di cronaca. Lungi infatti da me criticare in questo caso una dirigenza che al primo anno di serie A ha comunque saputo allestire un organico da salvezza virtualmente raggiunta a undici turni dal traguardo.