Arriva Prodi e la Cina arresta un altro vescovo

Stefano Zurlo

da Milano

Nemmeno il viaggio in pompa magna di Romano Prodi scalfisce la brutalità del regime di Pechino. La Cina, si sa, è un rullo compressore che schiacca i diritti umani e colpisce le voci libere. Come la Chiesa cattolica. Si sperava però in una tregua in occasione del viaggio del premier italiano. Anzi, i cattolici fedeli a Roma avevano chiesto, in una nota diffusa da AsiaNews, un intervento di Prodi per ottenere la liberazione dei vescovi imprigionati. La risposta è arrivata da Pechino. La polizia ha arrestato un altro vescovo: si tratta, secondo AsiaNews, di monsisgnor Martino Wu Qinjing, successore degli apostoli nella città di Zhouzhi, un puntino geografico nella provincia settentrionale dello Shaanxi. La sua colpa? Aver celebrato una messa solenne infischiandosene delle minacce del governo. Può sembrare incredibile, ma questa in Cina è una ragione più che sufficiente per finire nei guai. Anche se in questo momento in quel Paese ci sono il capo del governo, tre ministri, centinaia di imprenditori. Giusto l’altro ieri Emma Bonino, presente nella folta delegazione al seguito del premier, aveva invitato alla pazienza: «Per i diritti umani ci vuole tempo».
La polizia locale invece non ha aspettato per togliere dalla circolazione il vescovo in comunione con Roma e appartenente alla Chiesa clandestina. Il blitz è scattato la sera dell’11 settembre: trenta poliziotti hanno raggiunto a bordo di quattro autoblindo la residenza di monsignor Wu Qinjing, hanno scavalcato il muro di cinta, hanno allontanato un anziano sacerdote e alcuni seminaristi e suore che cercavano di fermarli. Poi se ne sono andati con l’illustre prigioniero. Monsignr Wu Qinjing è stato ordinato vescovo nell’ottobre 2005, ma il governo non ha mai riconosciuto l’atto definendolo «illegale». Da subito, secondo AsiaNews, «il governo ha avvertito il presule di non comportarsi da vescovo e mantenere un basso profilo nei confronti dei fedeli. La polizia è arrivata ad impedirgli di portare avanti il suo ministero, fermandolo per controlli ogni volta che vi erano occasioni pubbliche come prime comunioni o cresime». Una cerimonia solenne è bastata quindi per far traboccare il vaso della tolleranza di Stato.
Nulla di nuovo, gli episodi di persecuzione si susseguono con mortificante regolarità: il 30 luglio era stato prelevato il capo della Chiesa di Zhangijakou. E sono ormai cinquanta i vescovi che di fatto non riescono ad esercitare il loro ministero. «I comunisti sono così - ha detto ad Avvenire il cardinal Joseph Zen, arcivescovo di Hong Kong - hanno paura di tutto quello che non possono controllare». Così nel tentativo di addomesticare i cattolici il regime ha inventato una Chiesa Patriottica. Risultato: in Cina ci sono due Chiese ed entrambe tendono a sfuggire al controllo asfissiante delle autorità.
«Ora - si chiede Maurizio Lupi di Fi - Prodi dirà finalmente qualcosa?». Alfredo Mantovano di An si rivolge invece alla Bonino: «Ha la possibilità concreta per far presente ai partner cinesi che la libertà economica non va disgiunta dalla libertà religiosa».