Arriva il reality per dire basta al vizio del fumo

A Milano va in onda il primo reality ospedaliero. Con le telecamere si avrà modo di seguire per tre mesi le cure anti-fumo prescritte dall’Istituto nazionale dei tumori. Si assisterà così alla disaffezione dalla nicotina di due cavie che saranno monitorate in questo sforzo. Uno sforzo che sarà reso pubblico con un appuntamento settimanale dai microfoni di Radio 24. Tutto è partito quando due ascoltatrici, nel corso di una puntata della trasmissione dedicata alla salute Essere e benessere, condotta da Nicoletta Carbone, hanno chiesto di essere aiutate ad abbandonare le sigarette. Come? «Venendo strigliate e coccolate», è stata la loro risposta. E chissà se riceveranno più strigliate o coccole da Roberto Boffi, direttore del Centro Anti-fumo della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori? Per ora l’esperto di via Venezian ha provveduto ad assistere vie etere le due radioascoltatrici, la sessantenne Francesca che per ora vuol solo dimezzare le sigarette giornaliere e la quarantenne Monica che ha dato un taglio netto al fumo. E lo fa senza l’ausilio di farmaci o presidi. Francesca che non se l’è sentita di cambiare di colpo, ha paura di non farcela, sarà aiutata in questa sua battaglia a metà al tabacco da chewingum e inalatori a base di nicotina. Chi vuole emularle può sintonizzarsi su Radio 24, mentre coloro che preferiscono l’aiuto reale possono recarsi al Centro anti-fumo dell’Istituto tumori per la visita. Per l’aiuto c’è un intervento multidisciplinare di cui fa parte anche il sostegno psicologico. «Un aiuto questo - spiega il dottor Boffi - importante, ma ciò che lo è ancora di più è che si abbia una forte motivazione».
«La motivazione - aggiunge il direttore del Centro antifumo dell’Istituto dei tumori - non dev’essere necessariamente di carattere medico. Lo dimostra la storia di una signora ultrasessantacinquenne che si è rivolta al mio centro, non perché preoccupata per la sua salute o perché non era mai riuscita a smettere. Non ci aveva mai provato. C’è riuscita perché voleva adottare a distanza, per aiutarla a studiare, una bambina del Congo. Con la sua pensione non avrebbe mai potuto, a meno che avesse risparmiato i soldi delle sigarette».