Arriva lo sfratto a Babbo Natale: una moschea al Polo Nord

A Tromso, località della Norvegia sopra il circolo polare artico, le
autorità cittadine hanno messo a disposizione mille metri quadrati per
la costruzione dell’edificio. Il progetto finanziato con 2,3 miliardi
da un ricco saudita

Oslo - Se sulla strada di Capo Nord vedrete un minareto e gli archi di una moschea non fermatevi, non strabuzzate gli occhi, non chiedete ai compagni di viaggio di scuotervi dalle allucinazioni. Quell'edificio non è la fata morgana, non è uno dei miraggi regalati dalle atmosfere rarefatte dell'artico. Quella è concreta realtà costruita mattone su mattone con i petroldollari di un nababbo saudita. Per ora è ancora un progetto, ma per realizzarlo non ci vorrà molto.

Le autorità di Tromso, la città più a nord della Norvegia, ne hanno già discusso decidendo di metter a disposizione della comunità islamica oltre mille metri quadrati di terreno. Tra breve, insomma, la moschea di Babbo Natale si trasformerà in realtà, sarà la moschea più a nord del pianeta e diventerà il primo, inconfondibile luogo di culto islamico oltre le latitudini del circolo polare. La decisione di portare minareti e mezze lune tra i ghiacci dell'artico è venuta ad un ricco, ma anonimo uomo d'affari saudita dopo un incontro a Londra con Sandra Mary Moo, ispirata rappresentante della comunità musulmana norvegese.

L'uomo d'affari, identificato dalle male lingue norvegesi come un emissario saudita, ha già messo sul tavolo 2milioni e 300mila euro. Il gruzzolo, a dar retta ai rappresentanti della Comunità islamica, è indispensabile per regalare la tranquillità della fede ai circa mille musulmani di Tromso, una cittadina di 65mila abitanti situata a tre gradi di latitudine a nord del circolo Polare. Tromso, famosa per la maratona del sole di mezzanotte e per una percentuale di pub superiore a tutta la Norvegia, si trasformerà, così, nella prima icona dell'Islam tra le terre dell'artico. Grazie ai dollari sauditi i suoi mille fedeli non dovranno più sgomitare in un'angusta cantina, ma potranno dedicarsi alle abluzioni in riva al mare, rimirare fiordi e vette innevate, inginocchiarsi tra gli archi e i marmi di un edificio simile per sfarzo e grandezza a quelli di Bagdad e della Mecca.

Quegli esotici minareti e quelle mezzelune piazzate tra le banchine di un porto artico diventeranno la cartolina e il simbolo di un'emigrazione islamica decisa a insediarsi a tutte le latitudini. La scelta di Trompso, la cosiddetta «porta dell'Artico» punto di partenza obbligato per tutte le spedizioni al Polo Nord, non è casuale. Qualsiasi edificio di Tromso, dalla cattedrale al birrificio, si conquista un posto nel capitolo del «Guinness dei primati» dedicato alle costruzioni più a nord del pianeta. Piazzarci una moschea è come colorare di verde i ghiacci del Polo, come innalzare un monumento all'irrefrenabile crescita di comunità islamica passata dai risicati 1006 membri del 1980 agli oltre 79mila del 2006. Per capire quelle cifre bisogna inserirle nella demografia da piccoli numeri di una nazione molto più vasta dell'Italia (385mila chilometri quadrati contro 301mila), ma abitata da non più di 4 milioni 797mila cittadini.
Stando alle cifre ufficiali i musulmani sono già oggi il 2% della popolazione e rappresentano la seconda comunità religiosa dopo la maggioranza protestante. Le cifre in realtà sono assai maggiori. Secondo le stime più accreditate i musulmani non iscritti alle congregazioni religiose e gli immigrati irregolari portano ad oltre 130mila i membri della comunità trasformandola nel 4% della popolazione. Questa crescita rapida ed incontrollata allarma anche i permissivi e liberali norvegesi. Nel 2004 il primo ministro Kjell Magne Bondevik è dovuto intervenire con decisione per bloccare un progetto che puntava a trasformare in moschee tutte le chiese sconsacrate e abbandonate. E nel 2005 il Fremskrittspartiet, un gruppo che auspica regole assai più rigide sull'immigrazione, è diventato il secondo partito in Parlamento.