Arriva la «social card» Ecco come funzionerà

da Roma

Il supporto materiale, cioè la tesserina di plastica tipo carta di credito, arriverà tra qualche mese. Ma il giorno della social card è oggi, nel senso che la misura salva redditi bassi, prevista dal decreto fiscale di giugno, entra in vigore a ottobre. Da un punto di vista pratico questo significa che chi ha diritto al buono per gli acquisti previsto dal governo incasserà i 40 euro mensili a partire dal mese appena iniziato. Ma ci sono ancora molte cose da perfezionare, con un’unica certezza.
E cioè che, rispetto alla versione iniziale, la platea degli aventi diritto alla prima importante misura di welfare varata dal governo Berlusconi si amplierà. La carta sarà concessa ai cittadini italiani, residenti entro i confini, che abbiano almeno 65 anni e con un trattamento pensionistico non superiore ai 6.000 euro. E questo era noto.
Alla platea degli anziani si aggiungono però i nuclei familiari indigenti con bambini fino a tre anni. Con figli, quindi, che non siano in età da scuola materna e quindi non usufruiscano di servizi pubblici. Non fa parte del calcolo del reddito (sempre fissato a 6mila euro) la prima casa, ma è escluso chi ha altre abitazioni di proprietà, più di un autoveicolo o un patrimonio mobiliare superiore a 15mila euro. Requisiti restrittivi, ma che secondo i calcoli fatti incrociando i dati di Inps, Fisco e ministero dell’Interno sono in possesso di più di un milione di italiani. Nei prossimi mesi, una volta entrata a regime, la platea degli interessati potrebbe crescere ulteriormente. Il governo sta studiando il modo di estendere la misura e dare la social card anche agli ultra 65enni che hanno un reddito superiore ai 6.000 euro e si trovano comunque in situazioni di disagio. Ancora non è stato deciso dove piazzare l’asticella, ma un parametro potrebbe essere quello dei pensionati al minimo, quelli la cui rendita fu portata a 516 euro dal precedente governo Berlusconi.
Più o meno invariato il progetto. Un decreto attuativo approvato pochi giorni fa precisa che si tratta di una «carta acquisti» magnetica che si potrà utilizzare su un «circuito telematico». Tradotto, o Bancomat o Postamat. E quindi i 40 euro mensili (480 all’anno) si potranno spendere nei supermercati che hanno i Pos. In più la grande distribuzione dovrebbe mettere sul piatto degli sconti aggiuntivi. E questo è tuttora uno degli aspetti più difficili, ancora in via di definizione. Da capire, ad esempio, se gli sconti per i possessori della carta siano cumulabili con le promozioni dei supermercati. La carta dovrebbe poi servire a pagare le utenze.
Altro punto fermo è la presenza dei privati che resta uno degli aspetti più importanti del progetto. Il fondo previsto dal governo per la carta è già dotato di 170 milioni di euro per il 2008. Ma l’Eni ha già annunciato che metterà altri 200 milioni. Ulteriori contributi sono attesi da altri soggetti privati con vocazione sociale, ad esempio le fondazioni bancarie. Tra le voci che concorreranno a costituire il fondo «pubblico» ci saranno parte dei proventi della Robin tax, dei conti dormienti. Ieri sono anche spuntate le multe dell’Antitrust, inserite in un emendamento al Ddl per lo sviluppo all’esame della Camera. Ma la richiesta di modifica è stata definita inammissibile.
Definita la tempistica. Chi ha diritto riceverà una lettera di spiegazioni. Poi, agli sportelli di Poste Italiane, dal primo al 31 dicembre, potranno essere presentate le domande. Chi la presenterà riceverà direttamente la carta. Successivamente, una volta verificato il possesso dei requisiti, verrà accreditato l’importo di tre mesi: ottobre, novembre e dicembre 2008. Le altre ricariche arriveranno bimestralmente e quindi saranno di 80 euro. E sempre dopo una verifica dei requisiti da parte dell’Inps.