Arriva la tredicesima e l’Inter fa festa

da Milano

Tre reti come all’andata. Ibra e Toni ancora una volta a duellare gol contro gol. Ma stavolta nessun dubbio sull’Inter: è forte più che mai. O, almeno, è l’Inter più forte degli ultimi dieci anni. Chapeau! Più forte, anche, della Juve di Capello. Perchè sa miscelare, meglio di quella, forza fisica e genialità, varietà di gioco e compattezza di squadra. Ad ogni partita l’Inter si toglie qualche velo, fa scoprir di sé piccole qualità o virtù nascoste. Ieri, subito il gol di Toni (un bel pasticcio difensivo), ha messo venti minuti per ribaltare la partita e sono stati quelli i momenti in cui il pubblico di San Siro e chiunque ami gustar calcio, ha capito l’anima della squadra, la prepotenza del suo giocare: un gruppo che quando accelera diventa assatanato. Tutti a lavorar di forza e di potenza, movimenti su ogni fronte del campo, la compattezza di una falange che va a schiantare l’assetto difensivo avversario. Forza di squadra che sembra la forza del destino.
Certo, poi ci sono gli aiuti esterni, colpi di fortuna, magari le imperfezioni arbitrali (ieri Prandelli si è lamentato tanto, ma forse ha esagerato), ma protagonisti e protagonismo sgorgano facili dallo snodarsi della partita. Una volta è Stankovic, un’altra Ibra, oppure Vieira, Cambiasso, Adriano.
L’Inter è una squadra a dispetto di campioni e caratterini difficili. La Fiorentina ieri ha trovato la strada che ancora può metterla in difficoltà: sfruttare certe imperfezioni difensive, qualche svagatezza che fa parte del Dna nerazzurro. In porta c’era Toldo (Julio Cesar si è fatto male nella rifinitura del mattino) e sono stati brividi. Solito problema: incertezza nelle uscite. Il gol di Toni (colpo di testa, Toldo a guardare, Maicon pure) è stato un primo segnale di debolezza, se non fosse che l’Inter ne ha fatto il trampolino per dimostrare a tutti le sue qualità. Era la seconda volta, nel giro di tre partite, che le toccava rimontare (ricordate l’Atalanta?). Ha capovolto la situazione mandando in orbita la vena ritrovata di Adriano: l’assist per il gol di Stankovic è stato il primo squillo. E una volta pescato il pareggio, si è sbrigata a ritrovar la via della vittoria e del record da annaffiare. Esattamente come la settimana scorsa a Torino, quando nel giro di un minuto è passata dal pareggio al successo. Tutto questo è Inter: fatti e numeri. I numeri dicono che i successi consecutivi ora sono 13 e non sarà facile ritrovar squadra che riesca nell’impresa. Ma oggi Mancini ha la squadra con la miglior difesa, il miglior attacco, che va in rete da 20 partite ufficiali. Con o senza Adriano. Non perde da 24 incontri consecutivi. Sono segnali di solidità.
Ieri l’Inter ha giocato un gran primo tempo e una ripresa un po’ più tranquilla. Ha rischiato, ha tirato complessivamente poco in porta, ma ha schiantato l’avversario come i pugili che ti lavorano al corpo: botta dopo botta, scontro fisico dopo scontro fisico, ha sradicato la Fiorentina che era Toni e poco più. Eppoi si è lasciata infilzare da lamenti e parole, da accuse che tirano in ballo l’arbitro. Ce n’è per ogni gusto: i dubbi che hanno causato la punizione poi calciata in rete dallo sberlone di Adriano, ormai finalmente libero nella testa per tentare quello che gli riusciva nel passato. Eppoi i lamenti per falli e falletti. Forse l’arbitro non ha visto un colpo di reazione di Ibrahimovic, ma di certo ha ignorato un paio di falli contro Materazzi.
E ancora: Prandelli ha chiesto un fallo da rigore su Jorgensen e non accetta che Ibrahimovic abbia mandato oltre la linea la palla che Frey ha ribattuto fuori. Gol fantasma? Solo per chi non vuol vedere. Ibra ha colpito palla due volte: Frey ha respinto il primo pallone (ma poteva essere già dentro) ed anche il secondo, stando coricato nella rete. Doveva avere le braccia di un ciclope per respingere la palla fuori della sua linea di porta. Di certo Inter e Fiorentina hanno tirato poco in porta, ma tanto è bastato per far intuire la differenza di sostanza e qualità.
Tre gol e contestazioni: tutto già visto, quando si parlava di Juve o magari di Milan. Con o senza gli incentivi di Moggi. Destino da grandi squadre: che vincono ma quasi mai, secondo gli avversari, per meriti propri. Sono le debolezze del calcio nostro che, per esempio, riesce a dar colpe a Materazzi anche quando non ne ha. Ieri Toni gli ha rifilato una gomitata carogna. Ma Prandelli ha visto solo una presunta reazione, che reazione non era. Anche questi sono segnali che l’Inter è diventata una grande squadra. Ora non le resta che continuare ad esserlo. E magari dimostrarlo anche in Europa. Forse la scommessa più invitante di questa stagione.