Arriva il virus suino, ma l’Italia è pronta

L’Europa è in stato di allerta permanente: Bruxelles è in contatto 24 ore su 24 con gli Stati membri, per far fronte alla minaccia di epidemia del virus della nuova influenza suina. La commissaria europea alla sanità, Androulla Vassiliou, ha ammesso: «Ci aspettiamo che la situazione nell’Ue evolva rapidamente» ma ha aggiunto subito, in termini più rassicuranti: «Nessuno deve sottovalutare la situazione ma non c’è alcun motivo di panico».
L’Organizzazione mondiale della Sanità è a conoscenza di un totale di 79 casi di febbre suina confermati dalle analisi di laboratorio nel mondo e di 7 decessi, questi ultimi tutti in Messico. Con una quarantina di casi accertati gli Stati Uniti hanno attualmente il bilancio più pesante. In serata, Il commissario alla Salute di New York, Thomas Frieden, ha detto che «molte centinaia» di studenti potrebbero aver contratto il virus della febbre suina in città. In Messico i casi accertati sarebbero 26, ma in base ai dati diffusi dalle autorità messicane, i decessi per febbre suina sono 149.
In Europa sono quattro i casi confermati (due in Spagna e due nel Regno Unito), mentre - precisano alla Commissione europea - «in 13 Stati membri sono ancora presenti 70 casi sospetti e 18 sono quelli già risultati negativi». In quest’ultimo gruppo c’è anche l’Italia, dove decine di pazienti sono ieri risultati negativi. Due persone già ricoverate in ospedale sono state invece sottoposte ad analisi a Lodi, per capire se i sintomi influenzali che accusano siano riconducibili alla influenza suina. Il professore Giuseppe Gerna, noto virologo pavese, ha confermato che si tratterebbe proprio del virus A con sottotipo H1n1, lo stesso, quindi, dell’influenza suina. Il professore ha aggiunto: «Solo la sequenza dei nucleotidi non risulta essere perfettamente identica e questo ci lascia a bocca aperta». Il virus della febbre suina con una variazione. Prevista oggi la ripetizione di tutte le analisi.
Il Paese intanto si prepara ed è pronto a reagire all’emergenza: «Abbiamo incaricato l’Istituto farmaceutico militare di Firenze di incapsulare 30 milioni di dosi di farmaci antivirali», per essere pronti all’eventualità che l’epidemia di febbre suina scoppiata in Messico arrivi anche in Italia. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio. Il sottosegretario ha ricordato che «in tutto abbiamo a disposizione 40 milioni di dosi di antivirali, per trattare 4 milioni di cittadini». Ma di questi 40 milioni, precisa, «10 milioni di dosi erano già pronte, mentre 30 milioni erano ancora da confezionare in capsule. Una decisione giustissima presa dal governo precedente - ha puntualizzato Fazio - e legata al fatto che il principio attivo», ingrediente base di queste 30 milioni di dosi, «in polvere ha una durata media di dieci anni, mentre in capsule di solo tre anni. Pertanto, se il prodotto fosse stato acquistato già in capsule due anni fa sarebbe scaduto tra un anno».