Arrivano da Bergamo i nuovi mecenati dell’arte contemporanea

Un premio nazionale alla Galleria d’arte moderna. E un architetto offre al territorio il suo "museo"

Sorpresa: Bergamo capitale dell’arte contemporanea. Mentre nel resto d’Italia risuonano i lamenti per i tagli alla cultura, nel nordest lombardo, valli comprese, l’attività espositiva e il collezionismo vanno avanti a gonfie vele. Grazie soprattutto ad una cerchia di famiglie industriali che, quando è chiusa l’azienda, volano per le mostre di tutto il mondo e rimpinguano le loro collezioni. Per avere uno spaccato di questa vivacità basta fare un salto alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea situata a Bergamo Alta accanto all’Accademia Carrara, e che nelle scorse settimane ha ricevuto un premio di 70mila euro dall’Associazione Amaci in virtù della migliore attività di crescita e valorizzazione museale italiana. Un riconoscimento che rende merito al suo direttore, Giacinto di Pietrantonio, che in questi anni ha portato avanti un programma di alta qualità internazionale, coerente nelle scelte, ma anche attento al territorio. Fino al 9 gennaio la Gamec espone una mostra dedicata alle più importanti collezioni bergamasche che annoverano opere d’arte dei primi 70 anni del Novecento. Un’esposizione museale che spazia dall’Arte Cinetica all’Arte Povera, dall’Arte Concettuale alla Transavanguardia al Postmodernismo. Le famiglie di collezionisti bergamaschi in genere non amano comparire, anche per il connaturato understatement lombardo, eppure i loro cognomi sono ben noti al mondo del collezionismo internazionale: Leggeri, Trussardi, Traversi, Fausti, Del Monte, Bernini Carrara, Bergamaschi, Borsatti, Milesi, Patelli eccetera. Quella di Tullio Leggeri, architetto e amministratore dell’omonima impresa edile, è indubbiamente la storia più particolare. Proprietario di un’enorme collezione costruita in decenni di passione tra gallerie e biennali di tutto il mondo (ha circa un migliaio di opere, «e continuo a comprare giovani»), da anni sponsorizza mostre ed eventi tra cui si ricorda il padiglione italiano della Biennale veneziana del 1997. Da poco più di un anno ha dato vita in collaborazione con Elena Matous Radici (vedova dello scomparso campione di sci) ad un vero e proprio museo d’arte contemporanea in una cattedrale di archeologia industriale, il complesso industriale dismesso della Italcementi ad Alzano Lombardo. Al suo interno, una parte cospicua della sua collezione che annovera opere di fine secolo e del nuovo millennio, da Piero Manzoni a Gino De Dominicis, da Richard Long a Maurizio Cattelan. Ma nei 3.500 metri quadri dell’affascinante opificio ottocentesco, tra arcate e torri moresche, non mancano spazi per eventi e conferenze, un bookshop, un teatro e un ristorante. «Abbiamo intitolato questo spazio A.L.T., che sta per Arte Lavoro e Territorio - dice Leggeri - e per realizzarlo abbiamo speso più di quattro milioni di euro. Per inghippi burocratici abbiamo avuto soltanto da poco l’agibilità per l’apertura al pubblico, ma da un anno organizziamo visite guidate alle scolaresche lombarde per istruire i bambini all’arte d’oggi. Mi sono dichiarato disponibile a una convenzione con il Comune al fine di valorizzare le eccellenze del territorio, non solo artistiche». Nel frattempo, Leggeri continua l’attività mecenatistica alla scoperta dei nuovi talenti italiani. Proprio in questi giorni, in Val Brembana, ha inaugurato il nuovo altare della quattrocentesca chiesa di San Giacomo Maggiore a Sedrina, firmato da due affermati artisti contemporanei, Stefano Arienti e Mario Airò. Deus ex machina, è il caso di dirlo, l’architetto Leggeri in collaborazione con il progettista Guglielmo Renzi. «Trovo giusto mettere a disposizione passione ed energie anche per la mia terra dedita al lavoro ma, checchè se ne dica, sensibile e aperta alla cultura».