Arrivano i feriti all’ospedale in lacrime anche i medici

da Fiumicino (Roma)

Un paese sconvolto. Su via della Scafa, a pochi metri dal canale navigabile di Fiumicino, è un via vai ininterrotto di ragazzi. Un pellegrinaggio iniziato già nella notte, dopo l’incidente in cui hanno perso la vita due ragazzi. In città si era sparsa la voce dello schianto, e una folla per lo più di giovani si era recata sul posto, un po’ per curiosità, un po’ con la paura di conoscere chi si trovava su quell’auto maledetta.
Fiori, poesie, striscioni vergati in fretta e furia: «Melania Ti Vogliamo Bene», si legge su uno di questi appeso sulla recinzione di villa Guglielmi. Sono tutti amici e parenti di Melania, Davide, Salvatore e Felice, i quattro giovani coinvolti nel drammatico testa-coda dell’altra notte contro i platani che dividono la strada dall’argine del fiume. Anche in casa di Melania e di Davide, i due ragazzi morti nel violento impatto, per tutta la giornata di ieri è stata una lenta processione di gente. Ognuno a portare conforto, se possibile, a papà Ciriaco, cameriere di un noto ristornate della zona, e a mamma Cinzia, genitori della 17enne. «Era solare e piena di vita - racconta, in lacrime una zia -. Era felice per la promozione in quanto ottenuta senza debiti formativi. Che tragedia per i genitori: Melania era figlia unica».
Nell’appartamento in zona Cancelli Rossi, sulla direttrice della pista numero 1 dell’aeroporto Leonardo da Vinci, c’è nonna Piera, «Pierina», che scende in strada affranta, sorretta dalla figlia. «Davide era sempre sorridente, aveva gli occhi verdi come il mare - racconta l’anziana -. Era bravo ed educato, non era certo uno scalmanato. Aveva compiuto 18 anni due mesi fa e stava prendendo la patente, aveva già passato l’orale. Con gli altri ragazzi si conoscevano sin da bambini, che sciagura. Stanotte piangevano persino i medici». La nonna aggiunge un particolare toccante: «In ospedale - racconta - anche i medici piangevano».
Arrivano due cugini della madre, la signora Paola, a raccontare di come si sia messo di mezzo il destino: «Davide non usciva mai la sera dei giorni feriali - dicono -, ieri invece ha cenato e si è preparato per andare fuori. “Torno presto” ha detto chiudendo la porta. Davide si alzava presto per andare a lavorare con il padre. Ieri chissà cosa gli è saltato in testa». Poi ci sono i due cugini, Felice e Salvatore, inseparabili. Due ragazzi in gamba: di giorno al lavoro, di sera a scuola per ottenere la licenza media. Il primo era alla guida, l’altro sul sedile posteriore, accanto a Davide.