Arrivano i nomadi, scoppia la rivolta dei residenti

Una decina di roulotte si insedia in via Pusiano

I problemi sono cominciati due mesi fa. «Macchine che scorrazzano, qualche vetro rotto, ma soprattutto sporcizia e persone che vengono insistentemente a bussarti alla porta per chiederti qualcosa. Per non parlare della paura che se la prendano con chi protesta per la loro presenza» raccontano i residenti.
La presenza scomoda è quella di una decina di roulotte e camper che hanno occupato l’ultima parte di via Pusiano, una stradina che costeggia il parco Lambro, tra via Monfalcone e via Rizzoli. «A poco sono servite le segnalazioni a vigili urbani e forze dell’ordine - raccontano gli abitanti delle casette a schiera bianche e rosa davanti all’accampamento -. Ci dicono che se non succedono cose gravi loro non possono farli sgomberare. Ma noi chiamiamo proprio per evitare succeda il peggio!».
I nomadi, quasi tutti italiani, in un primo momento si erano stabiliti in un terreno più lontano dalle case. Lì doveva essere costruito un palazzo e l’apertura del cantiere li ha costretti a scegliersi una nuova sistemazione. Sono arrivati così nella via che costeggia il parco Lambro. Ieri mattina molti di loro stavano pulendo le roulotte. Il profumo dei panni stesi si mischiava a quello di pipì. «Per forza, i bambini vengono a farla qui, nel prato e nei cespugli a fianco dei nostri giardini!» si arrabbiano i residenti. Le famiglie della zona hanno costituito il Comitato inquilini del villaggio Le casette. «Siamo in 117, l’idea del comitato è nata per farci sentire di più dalle istituzioni: le nostre sono case comunali, nei tetti è stata scoperta la presenza dell’amianto e chiediamo che venga tolto».
Alla protesta per i tetti si unisce ora quella per i nomadi. Si tratta di famiglie con figli anche piccoli. A fianco delle roulotte e delle macchine - molte delle quali nuove - si vedono batterie d’auto per alimentare elettrodomestici o accendere luci. I residenti raccontano anche di bombole di gas per cucinare e insistono: «Si tratta prima di tutto di una questione di sicurezza, per noi e per loro stessi». In passato erano riusciti a far spostare l’accampamento. «Ma dopo pochi giorni sono tornati, come se niente fosse».