Arrivano i rom, scappano gli altri Il paese di Geo vive sotto assedio

da due anni e mezzo a questa parte la situazione si è fatta sempre più complessa diventando talmente insostenibile da costringere il guardiano di un campetto di un tranquillo paese alle porte di una grande città a lasciare il suo lavoro e restituire le chiavi al Comune. Si è fatta così insostenibile perché i nomadi di Bolzaneto hanno trovato vita facile da queste parti vista anche la scarsa presenza di controllo da parte di carabinieri e polizia municipale. «Arrivano e vogliono occupare il campo, fanno i prepotenti, entrano anche se ci sono persone che stanno giocando e pagano per farlo. Ti minacciano e sei costretto a scappare per evitare risse spiacevoli» racconta Massimiliano Massa vittima di una situazione diventata sempre più insostenibile.
Proprio lui, un paio d’anni fa, aveva cercato di affrontare di petto la situazione rispondendo alle minacce dei rom durante una delle loro incursioni: per tutta risposta fu malmenato e finì al pronto soccorso. Sporse denuncia «ma i carabinieri mi dissero che c’era poco da fare se non riuscivo io ad individuare i responsabili, perché non avrebbero potuto entrare nel campo nomadi a cercarli» racconta sconsolato. Da quel giorno le situazioni sgradevoli sono continuate periodicamente con raid vandalici, persone messe in fuga, reti delle porte spesso tagliate, catene dei cancelli segate e addirittura escrementi umani ritrovati in mezzo al campo per semplice dispetto. Ma dall’impianto da pallone, l’estate scorsa gli zingari sono passati al disturbo del paese intero saccheggiando cantine e garage dei residenti mentre Geo iniziava a vivere momenti di terrore con la gente che chiudeva le finestre e i portoni quando si rendeva conto che in paese stavano arrivando le macchine dei rom. E, ancora una volta, questa estate il campetto del paese è stato preso di mira. Durante la Sagra del raviolo, festa che nel mese di luglio raduna in quell’area migliaia di genovesi per serate danzanti ed enogastronomiche, gli zingari hanno voluto mettere la loro firma: una notte, a festa chiusa, sono entrati nell’area delle cucine devastando tutta l’attrezzatura. Poi hanno forzato il vano delle provviste spaccando bottiglie di vino e rubando gli alimenti. Era stata l’ultima firma che aveva fatto parlare di loro fino a qualche settimana fa quando sono tornati: «Erano i giorni dell’alluvione e si sono fatti vivi approfittando della mia assenza in quei giorni di pioggia fitta - racconta Massimiliano Massa -. Hanno segato le catene dei due cancelli, aperto gli spogliatoi spaccando la porta, hanno rotto i vetri dei finestrini. Ma non solo: sono entrati nel campetto tagliando tutte le reti alle porte e hanno segato le panchine». Massimiliano Massa, adesso, dovrebbe ripartire da zero con le sue sole forze per mettere tutto a posto. Ricostruire ma senza nessuna garanzia che i raid dei nomadi possano nuovamente costringerlo a ripartire daccapo.