Arrivano le «regine» A Boston e Londra gli esami di laurea

Maurizio Acerbi

La settimana dopo Pasqua è di quelle da evidenziare bene in rosso per gli amanti della maratona. Nello spazio di sei giorni, infatti, si disputeranno due tra le più grandi 42 km al mondo, ovvero Boston e Londra.
Si inizierà il 17 con la Boston Marathon che è la più antica maratona al mondo, visto che in questo 2006 spegnerà ben 110 candeline, tante quante le edizioni che si sono disputate dal lontano 19 aprile 1897. Non avrà il fascino e la fama di quella di New York ma i podisti sanno che una vittoria a Boston equivale quasi ad un esame di laurea. Colpa o merito (dipende dai punti di vista) di un percorso micidiale che ha nell’Heartbreak hill, la collina spezzacuore, il suo apice di difficoltà. Un vero incubo per i maratoneti, impegnati oltretutto su un tracciato collinare, nervoso, che mette a dura prova la resistenza. Una gara che richiama una starting list di qualità, soprattutto vista la concorrenza con Londra. Ai nastri di partenza sono, infatti, annunciati, Meb Keflezighi, medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Atene, Hailu Negussie, l’etiope campione uscente, i keniani Timothy Cherigat e Robert Kipkoech Cheruiyot, che avevano vinto le edizioni precendenti, ed un nutrito gruppo di maratoneti decisamente veloci come il keniano Wilson Onsare, Benjamin Maiyo, secondo a Chicago e Los Angeles, e Patrick Ivuti.
Per noi italiani, la maratona di Boston è legata soprattutto al ricordo della vittoria di Gelindo Bordin, datata 1990, primo maratoneta al mondo a vincere le due maratone internazionali dei tempi moderni più «anziane», ovvero Boston e l’Olimpiade (1988); un risultato che lo ha consegnato alla storia di questa affascinante competizione. Per tradizione, la Boston Marathon si disputa, con partenza alle 12, nel giorno del Patriot’s Day e dal 1924 ha tenuto inalterato un percorso che inganna. Cartina alla mano, infatti, se è vero che dalla partenza da Hopkinton all’arrivo a Boyltom Street il dislivello è favorevole, è altrettanto innegabile che le salite dislocate lungo il percorso sono decisamente impegnative tanto da far scoppiare, anzitempo, fior di campioni. Il tratto più duro, come se non bastasse, arriva proprio nel momento culminante della gara, quello compreso tra il 26° e il 35° km, quando cioè si mette da parte la tattica per tirare fuori le energie rimaste. La ciliegina, come scritto, è la famosa «collina spezzacuore» che equivale ad una salita di 800 metri, posta a 6 miglia dall’arrivo, che spesso manda all’aria i sogni non solo dei top runners ma anche di molte migliaia di podisti. Per fortuna, superata la rampa, il percorso accompagna, in particolare negli ultimi 5 km, i concorrenti in una discesa tonificante verso il traguardo posto vicino al Prudencial Centre. Due i consigli per gli italiani che affronteranno per la prima volta questa affascinante sfida: bere molto durante il percorso ed essere prudenti nella prima parte che può indurre a spendere, inutilmente, energie preziose.
Boston rappresenta anche la prima tappa del neonato World Marathon Majors, una sorta di circuito mondiale che include le cinque maratone più importanti al mondo (Boston, Londra, Berlino, Chicago, New York) oltre alle maratone olimpiche o mondiali che si dovessero disputare nel biennio preso in considerazione. Solo i primi cinque atleti guadagnano punti (25, 15, 10, 5, 1). Per entrare nel circuito, un atleta deve, durante il biennio, portare a termine almeno una gara all’anno del circuito WMM. Se uno riesce a concludere più di quattro maratone, varranno i quattro risultati migliori. Al vincitore finale andrà un milione di dollari di premio.
Londra, in calendario il 23 aprile, rappresenterà la seconda tappa di questo affascinante circuito. Da anni, la maratona londinese assomiglia ad una sorta di campionato mondiale primaverile. Merito sicuramente di un budget economico che nessuna organizzazione può disporre. Non a caso, se New York è la più popolare e Boston la più affascinante, Londra è, a livello tecnico, la maratona più importante. Un bel successo se si pensa che la sua data di nascita è recente, visto che la prima edizione si è disputata il 29 marzo 1981. Un tracciato veloce, sicuramente più «abbordabile» rispetto a Boston ma che non deve trarre in inganno perché costellato da frequenti variazioni di pendenza e da un buon numero di curve. La regina di questa corsa è Paula Radcliffe che qui stabilì, nel 2003, uno straordinario 2h 15’ 25“; peccato che in questo 2006, la tre volte vincitrice della Flora London Marathon non potrà difendere il proprio titolo per un problema al piede. Poco male perché il campo dei partenti maschile è da capogiro anche se i cuori degli appassionati italiani batteranno per il nostro Baldini.