È arrivato il gran giorno dell’Inter: se batte la Roma lo scudetto è suo

Nerazzurri a tre punti dal titolo. <strong><a href="/a.pic1?ID=171815">San Siro tutto esaurito</a></strong>. Moratti fa lo scaramantico e non vuol sentire di feste e celebrazioni: &quot;Questa non è una finale&quot;. Mancini vicino al rinnovo del contratto

Appiano Gentile - «Non veniamo a San Siro per partecipare da ospiti ai loro festeggiamenti», ha fatto sapere Francesco Totti, capitano della Roma.
E la sua dichiarazione, sebbene scontata, ha fatto spalancare la bocca al clan di Appiano. In fondo il vero pericolo dell’Inter è sempre stato una sorta di autostima mal riposta, è successo all’Olimpico il 5 maggio 2002 con uno stadio che tifava nerazzurro dopo un campionato largamente meritato, è capitato nuovamente il 26 luglio 2006 con l’assegnazione dello scudetto della giustizia, come anche Mancini lo ha definito ieri. Una volta male, e un’altra bene, non c’è una regola, meglio lasciar perdere meriti e stima, e giocarsela sul campo. Quanto l’Inter ha fatto sin qui non conterà nulla se non ci sarà il raggiungimento dell’obiettivo finale, Mancini lo ha ripetuto allo sfinimento e per ricordarlo, ieri ha aperto le sue dichiarazioni di vigilia con un perentorio: «La Roma non è qui per festeggiare il nostro scudetto - obiezione già sentita, ma che fa bene a ribadire -. E non mi aspetto la squadra di Manchester ma quella che ha battuto la Samp».

 

Del resto oggi l’Inter potrebbe centrare l’obiettivo ma tutto gira per evitare qualsiasi innalzamento di pressione. La voce è: per tutti siamo già campioni d’Italia e oggi potremmo anche diventarlo aritmeticamente, ma facciamo come se niente fosse.
In mattinata Massimo Moratti, intercettato fuori dai suoi uffici milanesi, ha precisato subito che: «Sarebbe perfetto festeggiare proprio davanti al nostro pubblico, ma in fondo Inter-Roma non è una finale e neppure l’ultima sfida di campionato». E Roberto Mancini si è allineato: «Sarebbe bello vincere ma non è detto che il discorso scudetto sia da chiudere subito», lasciando intendere che il campionato domenica continua poi a Siena.
Forse è solo un’Inter scaramantica stanca di soffrire, sul 2-0 per il Palermo fra i tifosi e non solo, è riemerso tutto uno scenario apocalittico già visto e sentito, insomma qui si cerca di convivere con una sorta di rassegnazione divina che questa volta non dovrebbe fallire: se non è oggi sarà domenica, oppure la prossima, non c’è fretta, godiamocela. In realtà non si capisce chi potrebbe arrivare lassù in cima a prenderla, ma perfino Figo, che non c’era il 5 maggio, ha già anticipato la sua dedica scudetto: «A tutti i tifosi che hanno sofferto tanto in questi anni».

Ieri a Mancini hanno chiesto di Thierry Henry che si è detto felice che i nerazzurri vincano il campionato e ha ribadito la sua stima verso Moratti: risposta debole. Poi gli hanno chiesto se si fosse interrogato riguardo al fatto che prima di lui illustri colleghi avessero fallito in nerazzurro: risposta di circostanza. Infine gli hanno chiesto di tracciare un parallelo fra questo e gli altri scudetti vinti con Samp e Lazio: risposta retorica con precisazione: «Ogni scudetto vinto ha il suo fascino. E quelli da calciatore sono diversi da quelli vinti da allenatore». Ma quando gli hanno chiesto come si sentiva alla vigilia della partita con la Roma e se pensava di dormirci sopra senza problemi, allora Mancini si è fatto serio: «Sento emozione in tutta la squadra - ha ammesso -. Sento che emozione e tensione monteranno fino al momento della partita».

Ufficialmente niente feste e celebrazioni. Moratti non ne vuole sentir parlare: «Non mi sembra proprio il caso di anticipare i tempi». I giocatori invece avrebbero già organizzato una festa privata in una famosa discoteca milanese di gran moda assieme a mogli e fidanzate. Ma «...se tutto andrà come deve andare - si legge sul sito della Nord nerazzurra - l’invito per tutti i tifosi interisti è alle 21 in Largo Cairoli per organizzare un maxi corteo e raggiungere insieme piazza del Duomo dietro lo striscione Curva Nord».
Quest’Inter scaramantica che non vuole sentir parlare di scudetto e di feste, potrebbe però perdere proprio stasera l’ultimo mistero: quella firma sul rinnovo del contratto di Mancini, pronto da mesi e mai presentato ufficialmente, in mancanza di un conforto aritmetico.