Arrivederci Champions, promossi e bocciati

Dall’impresa del Panathinaikos al flop di Zenit e Fenerbahce; dai gioielli di casa Porto alle papere di Lloris. Sorprese, delusioni e curiosità. Le magie di Messi, a buon diritto leader del Barcellona, la squadra che più ha segnato finora

Rivelazioni. Il vero capolavoro si nasconde sotto un trifoglio e si accompagna al delirio assordante dello Spiros Louis di Atene. Il Panathinaikos è la più grossa sorpresa della fase a gironi. Chiusa l’andata con un solo punto (si era pure concessa il lusso di perdere coi ciprioti), la squadra greca ha inanellato un ritorno perfetto, con relativo filotto di tre vittorie e primo posto del girone grazie soprattutto ai gol di Mantzios e alla carica dell’ex nerazzurro Karagounis. Altrettanto strepitoso il cammino del Porto. Squadra complicata, capace di stordimenti collettivi (4-0 all’Emirates Stadium) come di prestazioni impressionanti. Jesualdo Ferreira, orfano (forse per fortuna sua) della classe egocentrica di Quaresma, ha un po’ snaturato il tradizionale e sfinente possesso palla portoghese, puntando sulla velocità. E i risultati sono venuti. Menzione d’onore, infine, per l’Aalborg. Cenerentole semi-sconosciute, sono state prese a schiaffi (tre pere dal Manchester e sei dal Villarreal), ma hanno saputo reagire, con vittoria sul Celtic (non poteva che segnare un Carneade dal nome da campione taroccato, Caca) e pareggio all’Old Trafford. Scarpina di vetro (coppa Uefa) meritata.

Delusioni. Quelle squadre da cui ti aspetti almeno che vendano cara la pelle, si inventino una partita epica, salvo poi cedere alla maggiore classe dell’avversario. E invece, nemmeno il vigore. Tecnicamente, la vera delusione è stato lo Zenit San Pietroburgo. Aveva incantato vincendo la scorsa coppa Uefa, i suoi giocatori avevano regalato alla Russia il gioco più divertente dell’Europeo. Invece all’esame Champions lo Zenit si è sciolto, il gioiello Arshavin si è appannato e tanti saluti. Modeste anche le prestazioni del Werder Brema, quest’anno decisamente sotto tono. Diego non è riuscito a sopperire alle carenze strutturali di una squadra che in difesa fa acqua. Un vero e proprio “pacco” è stato poi il Fenerbahce. Sotto la guida di Zico, era arrivata fino ai quarti, spaventando perfino il Chelsea. Ora, affidata ad Aragones (ct campione d’Europa con la Spagna), è andata a picco, segnando solo 4 gol e scomparendo dalla scena internazionale. Le presunte stelle, il centravanti spagnolo Guiza e il difensore uruguaiano Diego Lugano, sono state le vere delusioni.

Protagonisti La Champions – si sa – è bella perché fa sognare. Sono i grandi nomi ad accendere la fantasia, e anche quest’anno il palcoscenico ha regalato buone dosi di magie. Primo fra tutti, Lionel Messi. Sta dimostrando di essere cresciuto: fino all’anno scorso poteva risolvere le partite ma mancava di continuità. Oggi è a buon diritto leader del Barcellona, la squadra che più ha segnato finora. A cinque reti anche Steven Gerrard, sempre più un tutt’uno con l’atmosfera di questa coppa, e Karim Benzema, che si è confermato l’attaccante più pericoloso e letale d’Europa. Potente, tecnico, carismatico, preciso e costante, forse non vale i 90 milioni di sterline chiesti dal Lione, ma se i francesi hanno passato il turno, per tre quarti è merito suo. Di sicuro non merito di Hugo Lloris, il portierino ex Nizza a lungo nel mirino del Milan: una pallida e miniaturizzata caricatura di Dida. Sugli scudi anche due altri sempreverde, come Raul e Del Piero, anime di Real Madrid e Juve. Non prolifico, ma fondamentale per scardinare le difese, Frank Ribery: con i suoi assist Klose è andato a nozze e il Bayern ha vinto in carrozza il girone.

In ombra Ogni astro che brilla ha un corrispettivo in una stella caduta. E allora diciamo che il pallone d’oro Cristiano Ronaldo ha tenuto per la primavera i suoi colpi (mai in gol), che Ibrahimovic ha segnato solo un gol bello ma inutile nell’ultima partita del girone, che Lampard, Diego e Fabregas non hanno incantato come sanno e che Torres, Drogba, Toni, Adebayor ed Eto’o hanno sofferto gli acciacchi e un autunno appannato in zona gol. Anche Iker Casillas, il portierone della Spagna e del Real, non dà le solite certezze e Gallas, nel mirino di mezza Italia, ha contribuito al secondo, deludente posto dell’Arsenal. Male anche Giuseppe Rossi: poteva approfittare di un girone tutto sommato già deciso per mettersi in luce. In quattro partite, invece, ha segnato solo due gol contro l’Aalborg, facendo pure una brutta figura contro il suo ex maestro allo United, Alex Ferguson.

Primule La caccia al campione comincia da qui, dalle prime sei gare internazionali da cui trarre spunti per il mercato. E allora vediamo chi si è messo in luce. Cominciamo da Aguero, dell’Atletico Madrid. Per lui non servivano garanzie ulteriori, ma all’esame con l’Europa che conta il Kun non ha deluso. Tre gol nelle prime due partite, poi una flessione. Ci sta, ora – se son rose – fioriranno agli ottavi. Non una vera sorpresa, ma una conferma di peso, quella di Lucho Gonzalez, che a 27 anni sembra pronto per una grande. Intelligente, sempre pericoloso in inserimento (due gol per lui), straripante fisicamente, il centrocampista argentino è stata l’arma in più del Porto, che proprio nella mediana sta coltivando altri bei giocatori: Raul Meireles (25 anni) ha messo in mostra duttilità e ottima visione di gioco, mentre Rodriguez (23) è un talento di fascia da tenere d’occhio. Giovani di grandi prospettive anche Busquets del Barcellona (20 anni, 2 gol), Rafael del Manchester (terzino destro 18enne di spinta impressionante) e Carlos Vela, centravanti messicano dell’Arsenal. Interessanti anche Riera (ala sinistra del Liverpool, arrivato quest’estate dall’Espanyol), il fantasista 23enne della Dinamo Kiev Artem Milevskiy e Aiden McGeady, che nel disastro completo del Celtic si è confermato incursore di qualità.